
In un’operazione speciale condotta dall’IDF e dallo Shin Bet nella Striscia di Gaza è stata riportata in Israele la salma di Idan Shtivi z”l, rapito e ucciso da Hamas il 7 ottobre 2023. Il recupero rientra nella stessa operazione in cui è stata recuperata la salma di Ilan Weiss z”l.
La notizia è stata resa pubblica solo dopo il completamento del processo di identificazione presso l’Istituto Nazionale di Medicina Legale. L’IDF, lo Shin Bet e la Polizia hanno espresso cordoglio e hanno ribadito l’impegno a fare tutto il possibile per riportare in patria ogni ostaggio.
Idan aveva 28 anni ed era studente all’Università Reichman. Amava la natura, la fotografia e gli animali, in particolare i cani, con i quali aveva un legame speciale. Viene ricordato da chi lo conosceva come una persona generosa, sensibile e determinata, sempre pronta a sacrificarsi per gli altri.
La mattina del 7 ottobre 2023 si era recato al festival Nova per filmare i suoi amici che suonavano. Non fece in tempo a entrare, perché l’attacco terroristico di Hamas lo sorprese all’ingresso. In quei momenti di caos, Idan scelse di non pensare a se stesso: aiutò un ragazzo e una ragazza incontrati per caso a fuggire dall’area. Un gesto eroico che, purtroppo, lo condusse nelle mani dei terroristi, che lo rapirono e lo uccisero con brutalità, portando poi la sua salma a Gaza.
Il recupero della salma è stato possibile grazie a un’operazione complessa, guidata dal Comando Sud con il supporto dell’intelligence militare e delle unità speciali.
«Grazie al coraggio dei nostri soldati – ha dichiarato il Primo Ministro Benjamin Netanyahu – siamo riusciti a riportare Idan e a restituirlo alla sua famiglia per una sepoltura in Israele. Continueremo senza sosta a lavorare per riportare tutti i nostri ostaggi, vivi e caduti».
Idan lascia i suoi genitori Eli e Dalit, i fratelli Omri, Hila ed Elin e la compagna Stav. Suo padre, Eli Shtivi, ha più volte lanciato appelli all’unità nazionale, sottolineando che “il tempo degli ostaggi sta per scadere” e che, se Hamas non risponderà, occorre un’azione militare per liberarli.
Eli ha anche insistito sulla necessità di non trasformare le proteste in atti che danneggiano i cittadini israeliani: «Non bisogna bloccare strade, non bisogna bruciare copertoni. Queste azioni non sono nel mio nome né in quello di mio figlio».
Il suo messaggio è sempre stato chiaro: «Abbiamo tutti lo stesso desiderio, riportare a casa i nostri cari. Per riuscirci dobbiamo essere uniti. Hamas vuole dividerci, ma noi dobbiamo resistere e restare fermi nella nostra richiesta: ridateci i nostri figli».
La vicenda di Idan Shtivi ricorda all’opinione pubblica israeliana e internazionale non solo la brutalità di Hamas, ma anche il coraggio e l’umanità di chi, come lui, ha pensato agli altri fino all’ultimo istante. Israele dimostra ancora una volta di non abbandonare mai i propri figli, vivi o caduti. Mentre Hamas usa i corpi come strumento di ricatto, lo Stato di Israele continua a lottare per restituire dignità, vita e sepoltura ai suoi cittadini. È questa la vera differenza tra chi semina terrore e chi difende la vita.