Skip to main content

SPECIALE PESACH 5784

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    ISRAELE

    La quinta visita di Blinken in Medio Oriente e le crescenti tensioni USA-Israele

    Il segretario di Stato americano Antony Blinken è in Medio Oriente nel tentativo di garantire una nuova tregua nella guerra tra Israele e Hamas. Si tratta del quinto viaggio nella regione.

    Superati i quattro mesi dallo scoppio della guerra, la regione è più infiammata che mai. Infatti aumentano gli attacchi da parte di gruppi sostenuti dall’Iran in solidarietà con Hamas, in particolare degli Houthi e delle milizie sciite in Siria e in Iraq. Per questo motivo, secondo l’amministrazione Biden, la soluzione diplomatica deve essere trovata al più presto possibile.

    La volontà del governo americano è per il momento un cessate il fuoco prolungato, sulla base delle trattative che sono avvenute a Parigi tra i massimi funzionari statunitensi, israeliani, egiziani e del Qatar il mese scorso. Si è discusso della sospensione dei combattimenti per le prime sei settimane, mentre Hamas libera gli ostaggi in cambio dei terroristi palestinesi detenuti da Israele. Nonostante siano girate numerose voci sui termini del potenziale accordo, al momento nulla è stato ufficialmente confermato.

    Questa missione diplomatica del Segretario di Stato americano avviene in un contesto di crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e Israele. Infatti Blinken arriva nello Stato ebraico dopo che il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha dichiarato al Wall Street Journal che il suo principale alleato non ha mostrato un sostegno sufficiente. “Invece di darci il suo pieno appoggio, Biden è impegnato a fornire aiuti umanitari e carburante, che va a Hamas”, ha detto in un articolo pubblicato domenica. Il suo sfogo è arrivato a seguito delle sanzioni imposte a quattro coloni in Giudea e Samaria. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha risposto a Ben Gvir, dicendo: “Non ho bisogno di aiuto per sapere come gestire le nostre relazioni con gli Stati Uniti e la comunità internazionale, rimanendo fermi sui nostri interessi nazionali”.

    Le tensioni tra i due governi arrivano in un momento estremamente critico per il presidente Biden. Infatti diversi politici democratici, in particolare la vicepresidente Kamala Harris, hanno iniziato a rendersi conto che il sostegno dell’amministrazione a Israele nella guerra potrebbe costare loro le elezioni del 2024. Infatti secondo recenti sondaggi, in particolare quello realizzato da YouGov, il 50% degli intervistati che si identificano come elettori di Biden hanno descritto l’offensiva di Israele come “un genocidio”. Tra questi molti giovani elettori, che potrebbero votare per un terzo partito e, infine, dare un vantaggio al leader repubblicano Donald Trump. Harris ha espresso la sua preoccupazione in privato ai democratici fuori dalla Casa Bianca e sta sostenendo un maggiore sostegno per i civili di Gaza, hanno detto a Politico persone vicine alla vicepresidente.

    L’amministrazione americana e Netanyahu si sono scontrati inoltre anche sulla possibilità di uno Stato palestinese come parte di un accordo regionale che includa la normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita.

    CONDIVIDI SU: