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    La speranza per la sorella e la nipote. Intervista a Yair Rotem

    Yair Rotem ha 42 anni ed è giunto in Italia insieme alla delegazione in visita dal papa per chiedere una maggiore sensibilizzazione sul rilascio degli ostaggi. Il 7 ottobre la sua vita è cambiata drammaticamente dopo che i terroristi di Hamas hanno fatto irruzione nel Kibbutz Be’eri dove è cresciuto con le sue sorelle. Yair era a casa. Quel giorno i terroristi hanno assassinato decine di persone, bruciato case, stuprato donne, commesso crimini indicibili contro neonati e rapito circa 30 abitanti del Kibbutz. Tra questi anche la sorella di Yair, Raaya (54 anni), la nipotina Hila (13 anni) ed Emily (9 anni), una amichetta di Hila che la notte del 6 ottobre aveva dormito lì. 

     

    Cosa è successo la mattina del 7 ottobre?

    Quel giorno mi sono svegliato alle 6.30 del mattino a causa delle esplosioni dei missili intercettati dall’Iron Dome. Tantissimi missili. Mi sono chiesto se Israele avesse ucciso un capo di Hamas. Non capivo, in televisione non dicevano niente. Mia moglie quel giorno non era in Israele, così sono uscito per fare un video per mostrarle le esplosioni. Ho anche pensato di avvicinarmi alla rete del kibbutz. Per fortuna non l’ho fatto. I terroristi erano già lì. Ho cominciato a ricevere messaggi dai gruppi del Kibbutz che dicevano di chiuderci nelle stanze rifugio delle nostre case. Dopo aver bloccato la porta sono rimasto in piedi per 12 ore accanto alla porta in caso arrivasse qualcuno. 

    Mentre ero nella stanza rifugio ho messaggiato le mie sorelle. La prima delle mie sorelle era preoccupata perché la casa accanto alla sua era stata incendiata e temeva che i terroristi potessero bruciare anche la sua casa, in più la porta del suo rifugio era rotta. Per fortuna è stata aiutata da alcuni vicini che l’hanno ospitata nel loro rifugio dove è rimasta fino all’arrivo dell’esercito. 

    Ero anche in contatto con la mia sorella maggiore, Raaya. Lei si trovava nella sua stanza rifugio insieme alla figlia Hila (13 anni) e a Emily (9 anni), un’amichetta di Hila. Non volevo mandare troppi messaggi. Avevo paura di preoccuparla e di finire la batteria, e non sapendo se avrei avuto ancora elettricità ho cercato di preservarla. Intorno alle 11.30 Raaya mi ha detto di avere paura perché sentiva alcune voci avvicinarsi alla casa. In quel momento stavamo anche ricevendo migliaia di messaggi nei gruppi del Kibbutz. Alcuni dicevano che la loro casa stava bruciando, che avevano rapito il marito, la moglie o qualcuno, altri dicevano che avevano visto qualcuno venire assassinato, altri chiedevano aiuto, alcuni si domandavano dove fosse l’esercito. Qualcuno scriveva di aver visto persone che guidavano le nostre auto e che rapivano abitanti del kibbutz. Alcuni scrivevano che la loro casa stava bruciando e poco dopo smettevano di scrivere. Sapevamo che era stato ucciso, rapito oppure era morto in qualche modo. 

     

    Cosa è successo a Raaya, Hila e Emily?

    Intorno alle 12 ho chiesto a mia sorella se stesse bene. Mi ha scritto “ok”. Alle 12.04 mi ha scritto “Sono qui”. “Chi è qui? L’esercito? I terroristi?” le ho chiesto.  Purtroppo, sapevo che erano i terroristi perché se fosse stato l’esercito mi avrebbe chiamato. Alle 12.05 mi ha scritto “Mi stanno rapendo”.

     

    Cos’altro ha saputo?

    Un’amica di Raaya mi ha detto che le aveva parlato 10 minuti prima. Era terrorizzata. Parlava a voce bassa e in sottofondo si sentivano le voci dei terroristi. Cercava comunque di tranquillizzare le bambine. 

     

    Come ha saputo che sono state rapite?

    Me lo ha scritto, ma non significava molto all’inizio perché non sapevo cosa le fosse realmente accaduto. È stata attaccata? È stata uccisa? Magari era stata presa e poi uccisa e poi portata a Gaza. Non lo so. So solo che è scomparsa. È stata molto dura perché per motivi di sicurezza non potevo lasciare il mio rifugio. Nessuno poteva farci niente. Alcuni giorni qualcuno disse di aver visto Emily e mia nipote Hila morte. Non ero troppo convinto. È stato l’esercito a comunicarci che sono state prese in ostaggio dai terroristi.

     

    Avete avuto aggiornamenti dall’esercito sugli ostaggi?

    Sappiamo che si trovano a Gaza e che forse sono vive. Ma è una informazione di alcune settimane fa. Non sappiamo altro. L’esercito non può dirci troppo. Un mese dopo il 7 ottobre abbiamo scoperto qualcosa in più dalla badante di due anziani del kibbutz. Ha raccontato che i terroristi si sono fermati a riposare con Raaya e le due bambine nella stanza rifugio della casa degli anziani e poi se ne sono andati portandosele via. Hanno lasciato gli anziani che non riuscivano a camminare. 

     

    Chi sono Raaya e Hila?

    Raaya ha una sola figlia: Hila. L’amava molto. Tutti noi la amiamo molto. Hila è una bambina naïve, ama i cani e fare trattamenti spa, come manicure e pedicure, ama il sushi. Amava il kibbutz. È una bambina molto dolce. Mia sorella Raaya è una donna onesta. Non ha mai fatto del male a nessuno. Voleva sempre aiutare tutti.

     

    Cosa si può fare per dare sostegno agli ostaggi e alle famiglie degli ostaggi per aiutare a liberarli?

    Penso che tutti gli ostaggi debbano essere liberati. Ci sono bambini, neonati, donne, anziani, malati, feriti. Alcuni sono feriti mortalmente. Non sappiamo se siano ancora vivi. Non conosciamo la gravità delle ferite. La nostra priorità è che siano tutti liberati e vogliamo fare pressioni sulla Croce Rossa e su Hamas affinché consentano visite e medicazioni necessarie. Se la Croce Rossa non riesce a raggiungerli è un problema, va contro il diritto internazionale.

     

    Vuole lanciare un messaggio?

    Riportate a casa chi è stato rapito.

     

    Avete ricevuto aiuto dalle autorità governative?

    Non molto. Il governo non ha funzionato. Perché è accaduto il 7 ottobre?  Perché il governo non funziona. Anche dopo l’attacco, abbiamo ricevuto donazioni e aiuto dagli israeliani. Tutti hanno provato a fare ciò che potevano. Ci hanno aiutavano ancora prima che potessimo chiedere qualcosa. Nei primi giorni dopo l’attentato eravamo in hotel e arrivavano montagne di donazioni da tutto Israele. Vestiti, cibo. Alcune persone hanno dovuto lasciare il kibbutz in mutande, senza vestiti, senza niente. Ora hanno di nuovo vestiti, un telefono, ma non la loro casa. Abbiamo ricevuto tante donazioni anche da ebrei di tutto il mondo, ma non solo, anche da amici e persone che sostengono Israele. Aiutano il Paese, i soldati e il nostro kibbutz.

     

    Cosa pensi di come il governo sta gestendo il rilascio degli ostaggi?

    Sono andato all’incontro con Gantz. È difficile. Non sappiamo realmente cosa sta accadendo. Sappiamo che non è semplice. Non mi aspetto che il governo chieda ad Hamas “liberate gli ostaggi” e che il giorno dopo li liberino. Sappiamo che è complicato. Credo che dovremmo distruggere Hamas. Altrimenti potrebbe il 7ottobre potrebbe riaccadere. 

     

    Cosa pensa delle critiche che alcuni muovono ad Israele anche a favore di Hamas?

    È da matti. Alcuni pensano che i terroristi stiano combattenti per la libertà. Non vedono per nulla la sofferenza degli israeliani. Tutti i giorni, anche mentre stiamo parlando, stanno lanciando missili dal Libano e da Gaza contro Israele. Ogni missile ha l’obiettivo di uccidere civili israeliani. 

     

    Come ha reagito il Kibbutz dopo il 7 ottobre?

    Siamo una comunità molto forte ed un grande kibbutz. 85 persone sono state uccise, 30 rapite. Stiamo facendo lentamente ripartire il Kibbutz. Abbiamo fatto ripartire la tipografia e si raccolgono avocado e arance. Ci sono tanti volontari che stanno aiutando a far ripartire la vita del Kibbutz.

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