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    Nissim Ginni e la difesa di Gerusalemme

    Di Nissim Ginni esiste solo una piccola fotografia. Uno scatto sfocato, dove lui non guarda l’obiettivo, ma da un’altra parte con uno sguardo agile e intenso. Come per tanti ragazzini degli anni ’40 le foto erano qualcosa di unico, raro, a volte persino irripetibile, e chissà se Nissim non fosse rimasto bambino per sempre quante altre immagini di se stesso avrebbe conservato nella sua vita. Certamente tante altre. Però il destino del più giovane soldato caduto nella storia d’Israele è stato un altro.

     

    Nissim ha poco più di nove anni quando nel 1948, all’indomani della dichiarazione d’Indipendenza dello Stato d’Israele, gli arabi, che già tengono la Gerusalemme ebraica in stato d’assedio, passano all’attacco. I giordani conquistano rapidamente alcuni punti strategici della città, mentre c’è solo una manciata di combattenti ebrei a difendere i duemila abitanti del quartiere. Nissim è il piccolo di casa e studia al Talmud Torà. Vive lì dove è nato nel 1938, in una Città Vecchia assediata e isolata, con i suoi fratelli e i genitori, madre marocchina e padre turco. E’ un ragazzino che già conosce la guerra. I pochi uomini che difendono il quartiere ebraico di Gerusalemme cadono uno ad uno, i civili si fanno avanti per aiutare. Anche i più giovani. Ricordano i suoi fratelli nelle testimonianze che Nissim, quando la situazione della città diventa disperata, dice “voglio combattere anche io”.

     

    E’ così che quel ragazzino si arruola nell’esercito assieme ad alcuni amici, e combatte fino all’ultimo con un pugno di soldati. Sembra che Nissim sia un maestro nel giocare a nascondino, per questo conosce ogni angolo, tutti i vicoli, le scorciatoie, della Città Vecchia. Agile e coraggioso fa da vedetta, osserva il nemico, segue attento i movimenti delle truppe giordane, informa i soldati israeliani, li aiuta anche nel trasporto delle armi e, come ricordano alcuni testimoni, corre schivando piogge di proiettili. Gli ebrei di Gerusalemme sono tutti impegnati in questa guerra disperata, anche i fratelli di Nissim: sua sorella ha 13 anni, aiuta i feriti in ospedale, mentre i fratelli combattono. Intanto uomini e munizioni scarseggiano e le forze giordane stringono il quartiere in una morsa.

     

    È il 27 maggio. Nissim quel giorno non è di servizio. Sta pranzando con sua madre Miyriam quando arriva un ragazzo per avvertirlo che deve andare lui a sostituire una vedetta. Nissim corre verso la sua postazione. Poco dopo, vicino al Kotel, un cecchino giordano gli spara e lo ferisce gravemente alla testa. Sarà sua sorella a tentare di salvarlo, ma per il ragazzino non c’è niente da fare. Nissim Ginni muore il 28 maggio del 1948. Lo stesso giorno arriva la resa degli ebrei della Città Vecchia, che vengono fatti prigionieri o espulsi dai giordani, mentre molti luoghi ebraici sono profanati se non distrutti. Solo nel 1967 con la guerra dei sei giorni l’esercito israeliano libera la Città Vecchia e riunifica Gerusalemme.

     

    Proprio con la liberazione di Gerusalemme, grazie ad una testimonianza di un cittadino arabo, viene ritrovata una fossa in cui sono stati sepolti alcuni soldati ebrei caduti nell’assedio del ’48. Soltanto un corpo viene riconosciuto, ed è proprio quello di Nissim Ginni. Il riconoscimento è possibile perché è l’unico caduto ad avere ancora i denti da latte. I resti di Nissim sono stati poi sepolti sul Monte degli Ulivi, ed una targa commemorativa lo ricorda sul Monte Herzl come il più giovane soldato dell’esercito caduto nella difesa di Gerusalemme.

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