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    ISRAELE

    Quando l’identità scende in pista: i fratelli Szőllős con Israele alle Olimpiadi

    La prova che nell’identità ebraica Israele occupi un posto centrale, non passa necessariamente dalla lingua o dalla quotidianità. Lo dimostra la storia di Noa e Barney Szőllős: cresciuti in Ungheria, con una conoscenza minima dell’ebraico, rappresenteranno lo Stato ebraico alle Olimpiadi invernali che iniziano in questi giorni, sentendosi pienamente israeliani nel momento in cui indossano la bandiera blu e bianca.
    Per i due fratelli si tratta della seconda partecipazione olimpica sotto i colori di Israele. Noa e Barney vivono a Budapest, visitano Israele una volta all’anno e conoscono solo alcune espressioni basilari dell’ebraico — shalom, ma nishma, tov, todà. Nonostante ció, quando scendono in pista, la loro identità non lascia spazio a dubbi.
    La svolta arriva nel 2018. Dopo tensioni e ostacoli con la federazione sciistica ungherese, il padre Péter comprende che le carriere sportive dei figli rischiano di rimanere bloccate. La decisione è netta: il passaggio sportivo a Israele, reso possibile dalla Legge del Ritorno. «Nello sport internazionale è normale rappresentare un Paese anche se non ci si vive stabilmente», spiega al giornale Ynet Noa, che oggi si allena prevalentemente in Austria.
    Oltre alle difficoltà con la federazione ungherese, c’è anche una storia familiare profondamente segnata dalla Shoah: la bisnonna materna di Noa fu deportata ad Auschwitz, mentre il bisnonno paterno morì durante il trasporto verso un campo di lavoro. «Mi sento profondamente legata alle mie radici ebraiche – racconta – Non è qualcosa di astratto: è parte di me».
    «Sosteniamo la famiglia fin da quando i ragazzi erano molto giovani e abbiamo con loro un rapporto stretto. –  ha detto a Ynet Yael Arad, presidente del Comitato Olimpico Israeliano – Li supportiamo sia a livello professionale sia finanziario. Gli sport invernali non godono di grande visibilità in Israele, ma lavoriamo con costanza insieme alle federazioni di sci, pattinaggio e slittino. La nostra delegazione è un mix di israeliani e di ebrei cresciuti in diversi Paesi, ed è anche per questo che le comunità ebraiche di tutto il mondo vi si riconoscono in modo particolare».
    È proprio qui che l’identità prende forma concreta: non nel passaporto, né nella lingua parlata ogni giorno, ma nella scelta di rappresentare Israele quando conta, sotto lo sguardo del mondo. Per Noa e Barney Szőllős, le Olimpiadi non sono solo una competizione sportiva, ma il luogo in cui storia, memoria e appartenenza si incontrano.

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