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    ISRAELE

    “Ritorno a casa” è la parola dell’anno scelta dall’Accademia della Lingua Ebraica

    La parola simbolo del 2025 è “habaita”, che in ebraico significa “ritorno a casa” o “verso casa”. A renderlo noto l’Accademia della Lingua Ebraica, che annualmente invita gli utenti, attraverso una votazione online, a suggerire termini capaci di riassumere i mesi trascorsi, selezionando poi dieci parole candidate. Tra queste, “habaita” ha ottenuto il maggior numero di preferenze, conquistando il 25% dei voti.
    Il termine è stato scelto per il suo forte valore simbolico ed emotivo per il 2025, legato al ritorno a casa di tutti gli ostaggi vivi e delle salme (l’unica ancora non rientrata in Israele è quella del sergente maggiore della polizia di frontiera, Ran Gvili), degli sfollati e dei soldati.
    Al secondo posto si è classificata l’espressione “intelligenza artificiale”, con il 15,2% dei voti, seguita da “tikva” (“speranza”), che ha raccolto il 14,6%.
    Fra le altre parole segnalate, ciascuna con una percentuale compresa tra il 5% e l’8%, figurano “leva obbligatoria”, “indagine”, “trauma”, “normalizzazione”, “Rising Lion”, “rimpatriati” e “riabilitazione”, riflesso di un altro anno segnato dal conflitto.
    La scelta di “habaita” segna un cambio di tono rispetto all’anno precedente. Nel 2024, infatti, la parola dell’anno è stata “hatufim” (“ostaggi”), simbolo del trauma nazionale seguito all’attacco del 7 ottobre. Nel 2023, proprio a causa dello shock collettivo provocato dai terribili eventi di ottobre, non è stata proclamata alcuna parola.
    Negli anni precedenti, invece, erano stati scelti termini molto diversi: nel 2022 “bolan” (“crollo”, “crisi”), nel 2021 “tirlul”, neologismo che indica un tradizionale grido celebrativo nei matrimoni mediorientali, e nel 2020, in piena pandemia, “matosh” (“tampone”).
    L’iniziativa rientra nelle celebrazioni della Giornata della Lingua Ebraica, che si tiene il 21 del mese ebraico di Tevet, anniversario della nascita di Eliezer Ben-Yehuda (1858-1922), figura centrale nella rinascita dell’ebraico come lingua parlata moderna. La ricorrenza è stata istituita ufficialmente dalla Knesset nel 2012.

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