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    Una nuova mozione contro Israele all’Onu

    La mozione

    Nei giorni scorsi c’è stata un’ennesima risoluzione dell’Onu contro Israele. Questa volta è stata l’Assemblea Generale ad approvare una mozione proveniente dalla commissione per i diritti umani che invita la Corte di giustizia internazionale (ICJ) a emettere un “parere consultivo” sulla “prolungata occupazione, insediamento e annessione del territorio palestinese” da parte di Israele. La Corte internazionale di giustizia, nota anche con il nome di Tribunale internazionale dell’Aia, è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Non va confusa con la Corte Penale Internazionale, anch’essa con sede all’Aia nei Paesi Bassi. L’ICJ è l’unico tribunale internazionale che giudica controversie generali tra paesi, con le sue sentenze e opinioni che fungono da fonti primarie del diritto internazionale. 

     

    Un passo grave

    A differenza di tante altre delibere anti-israeliane dell’Onu, questa mozione più pericolosa, perché le sentenze della IGJ fanno precedente legale e dunque possono avere conseguenze pratiche in futuro. La domanda di parere alla corte è del resto scritta in termini fortemente distorsivi: non esiste un “territorio palestinese” che Israele avrebbe “occupato” o “annesso” o su cui si sarebbe “insediato”. Non c’è mai stato nella storia uno stato palestinese indipendente, non ci sono dispositivi legali che l’abbiano stabilito, il territorio su cui sorge Israele, inclusa la Giudea e la Samaria, che molti vorrebbero diventassero il territorio di un futuro stato di Palestina, è stato per secoli territorio ottomano, dopo la prima guerra mondiale fu incorporato dalla Società delle Nazioni nel Mandato britannico di Palestina, con lo scopo esplicito di favorire l’insediamento ebraico e di costituire una patria per il popolo ebraico, poi vi fu proclamato lo stato di Israele. I trattati di Oslo non contengono affatto la stipulazione di un nuovo Stato di Palestina. Dunque le pretese di questa mozione e di molte altre indicano non un dato giuridico ma una volontà politica. Indurre la IGJ, i cui membri sono nominati dall’assemblea dell’Onu con la solita maggioranza terzomondista, a prendere posizione su tale falsa premessa è certamente un passo grave e pericoloso per Israele e per la pace.

     

    La votazione

    La gravità della decisione è stata confermata anche dalla votazione, che è stata più divisa delle solite deliberazioni anti-israeliane. I favorevoli sono stati meno della maggioranza assoluta dell’assemblea, cioè 87. I contrari sono stati 26, gli astenuti 53, mentre 22 stati non hanno partecipato alla votazione. Fra i favorevoli ci sono tutti gli stati musulmani, inclusi quelli che secondo una logica geopolitica dovrebbero essere in qualche modo amici ed alleati di Israele, come gli Emirati e il Marocco. Oltre ad essi hanno votato sì la Russia, la Cina e i loro satelliti più o meno comunisti (Bielorussia, Cuba, Corea del Nord ecc.). Bisogna notare che fra i favorevoli ci sono alcuni paesi europei come Polonia, Irlanda, Malta, Slovenia. Fra i contrari, oltre agli Usa e a Israele, c’è la maggior parte dei paesi europei, come la Germania, la Repubblica Ceca, la Croazia, la Gran Bretagna e per fortuna l’Italia, che conferma così un netto cambiamento di atteggiamento rispetto ai governi precedenti, il cui merito va attribuito alle scelte di schieramento di Giorgia Meloni e all’amicizia per Israele del nuovo ministro degli estero Antonio Tajani. Fra gli astenuti, diversi altri paesi europei fra cui Grecia, Cipro, la Bulgaria, la Svezia, la Svizzera, la Norvegia, la Danimarca e con grande scandalo della comunità ebraica locale anche la Francia. Bisogna notare che l’Ucraina, che spesso negli ultimi tempi aveva votato contro Israele (paradossalmente come la Russia), questa volta non ha votato.

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