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    “È la dittatura della maleducazione”. David Parenzo contro lo sketch di Pio e Amedeo

    Lo sketch di Pio e Amedeo andato in onda venerdì sera su Canale5 nel corso di “Felicissima sera” sullo sdoganamento del politicamente scorretto ha sollevato molte polemiche tanto che anche la Presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello ha commentato con un post su Facebook l’accaduto.

    Shalom ha intervistato David Parenzo, giornalista e conduttore radiofonico del programma “La zanzara”.

     

    Lei è sempre stato un estremo difensore della satira. Crede che questa volta si sia alzata l’asticella?

    Quella non è satira, la satira per me è una cosa sacra. Il pezzo di Pio e Amedeo è stato un insieme di luoghi comuni piuttosto banalotti introdotti da una falsa questione: in nome del politicamente corretto fanno delle battute politicamente scorrette su alcuni temi su cui, loro dicono, non si può dire nulla. Il problema è l’opposto, viviamo in un mondo pieno di volgarità e dove il politicamente scorretto la fa da padrone. Dire che gli ebrei sono tirchi non fa ridere ed è una stupidaggine che alimenta antichi luoghi comuni per i quali gli ebrei sono stati perseguitati. Nessuno ha mai perseguitato i genovesi in quanto tirchi. Nel corso della storia gli stereotipi sugli ebrei usurai, sugli ebrei prestatori di denaro, hanno fatto strada a genocidi e stermini.

     

    Pio e Amedeo dicono che sono le intenzioni che contano. Ma certe parole spesso portano a delle azioni anche violente e quindi a delle intenzioni.

     

    Quando uno fa satira sul grande pubblico, come capita di fare a me a “La zanzara”, si deve sempre porre la domanda: “La mia battura verrà capita e come verrà capita?“. Se quella battura genera astio e luoghi comuni non fa ridere e crea solo un danno. Io intendo la comicità e la satira come un grande strumento per scardinare il potere, non per alimentare cliché. La comicità nel corso della storia è stata rivoluzionaria quando diceva che il “Re è nudo”. Quella roba vista venerdì sera non è satira, non scardina luoghi comuni ma, anzi, li alimenta. La satira deve essere corrosiva. Per secoli la gente ha pensato che gli ebrei fossero tirchi e su quello hanno costruito uno strumento di propaganda antiebraica.

     

    Pio e Amedeo dicono che l’ironia può salvare dal razzismo. Può bastare?

     

    Noi ebrei abbiamo il gusto della battuta, il witz in ebraico, che non è mai contro qualcuno, perché altrimenti non farebbe ridere. Il witz è qualcosa di più profondo: il motto di spirito, un sussulto dell’anima. La battuta non deve mai umiliare. L’ironia ebraica è sempre molto sottile e siamo ironici con noi stessi e sulle nostre disavventure. Nietzsche diceva: “È importante chi dice le cose”. Noi ebrei facciamo delle battute col nostro senso dell’ironia e sul nostro vissuto. Quello che non è chiaro a Pio e Amedeo è che noi ebrei siamo essere politically incorrect con noi stessi, sul vissuto della nostra storia. Non si può prendere la storia degli altri, sbatterla in faccia ed usarla come stereotipo. 

     

    Alcune forze politiche si sono espresse in favore del duo comico. 

     

    Non sono per la censura. Pio e Amedeo non devono essere censurati ma non mi fanno ridere, spero che sappiano fare degli sketch più divertenti. Mi fa sorridere che adesso diventi una questione politica, una cosa ridicola.

     

    Il policatically correct ha davvero rotto? 

     

    Il politicamente corretto non esiste. Oggi il mondo è politicamente scorretto e sarà lui a dover reintrodurre il politicamente corretto. Ovunque domina maleducazione e violenza e non c’è nessuna censura. Qualche mese fa grazie ai social stavano per dare l’assalto a Capitol Hill, i negazionisti imperano e la smettano di gridare alla censura. I veri padroni del vapore sono quelli che continuano a dire “Non ci fanno parlare!” e quando c’è qualcuno che incita alla violenza o all’odio razziale non gli succede nulla. La legge Mancino è una delle leggi meno applicate in Italia. Non esiste nessuna dittatura del politicamente corretto, esiste la dittatura della maleducazione. 

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