
Un appello chiaro e trasversale a una legge bipartisan contro l’antisemitismo è emerso ieri nelle audizioni della Commissione Affari costituzionali del Senato, dove esperti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo ebraico sono stati ascoltati nell’ambito dell’esame dei disegni di legge dedicati al contrasto dell’odio antiebraico. Al centro del confronto, la difesa della definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, adottata nei testi in discussione e considerata uno strumento essenziale per riconoscere le nuove forme del fenomeno. A sottolineare la necessità di un approccio condiviso è stato il presidente della Commissione, il Sen. Alberto Balboni, che ha parlato di una sfida che va oltre la tutela di una singola minoranza. “Qui non stiamo parlando solo di antisemitismo – ha detto – ma di democrazia. In pericolo non sono soltanto cittadini di religione ebraica, ma l’intero sistema democratico”.
Nel corso delle audizioni è emerso un quadro definito “preoccupante”. Ad aprire gli interventi è stata la presidente uscente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, che ha parlato di un “malanno grave” che non può essere affrontato in modo selettivo. “L’antisemitismo assume molteplici forme – dal neofascismo al terrorismo islamico, dalla demonizzazione di Israele alla strumentalizzazione della Shoah – e richiede una risposta olistico-integrata, anche sul piano legislativo”, ha affermato, sottolineando l’urgenza di affiancare alle politiche educative strumenti normativi efficaci. L’obiettivo condiviso, emerso trasversalmente nel corso delle audizioni, è arrivare rapidamente a un testo unificato e ampiamente condiviso, capace di rafforzare la prevenzione, il riconoscimento e il contrasto dell’antisemitismo contemporaneo.
Secondo i dati illustrati da Gadi Luzzatto Voghera, direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, nel 2025 gli episodi di antisemitismo in Italia hanno raggiunto quota 950, più del doppio rispetto al 2023. Un dato ancora parziale ha spiegato, anche a causa dell’under reporting, che rende invisibili molti episodi. A destare particolare allarme è l’aumento delle aggressioni fisiche, un fenomeno definito “inedito” per il nostro Paese, inserito in un contesto di crescente pressione verbale, linguistica e simbolica che fatica a essere contenuta nonostante l’adozione della Strategia nazionale.
Su questo fronte è intervenuto anche il Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, Pasquale Angelosanto, ricordando che oltre metà delle 68 azioni previste dalla Strategia nazionale sono già state avviate. Tra queste, programmi di formazione per pubbliche amministrazioni, scuole, università, mondo del lavoro e sport, oltre a un corso specifico sull’antisemitismo destinato a tutte le forze di polizia, per una platea di circa 300 mila operatori. “L’antisemitismo è un fenomeno polimorfo, che cambia nel tempo e nelle forme”, ha spiegato Angelosanto, richiamando la necessità di strumenti adeguati anche sul piano normativo.
Uno dei punti più discussi riguarda l’adozione della definizione IHRA, contestata da alcuni ambienti perché ritenuta potenzialmente limitativa della libertà di opinione. Una lettura respinta con decisione dagli auditi. Secondo Ugo Volli, Professore onorario di semiotica del testo all’Università di Torino ed esperto di comunicazione, l’obiezione rovescia il problema: “Dov’è la libertà di opinione di chi viene cacciato dalle università o impedito di parlare nei dibattiti? Il problema non è la libertà di chi si dichiara antisionista, ma quella di chi oggi viene silenziato”. Nel suo intervento, Volli ha ricostruito la lunga storia dell’antisemitismo, sottolineando come oggi esso si presenti prevalentemente sotto forma di antisionismo radicale, che non critica le politiche israeliane ma nega il diritto stesso all’esistenza dello Stato di Israele. Una dinamica che, ha ricordato, precede e non segue i conflitti mediorientali, e che nella storia ha sempre rappresentato la fase iniziale di processi persecutori ben più gravi.
Sulla stessa linea Celeste Vichi, presidente dell’Unione delle Associazioni Italia-Israele, che ha invitato i gruppi parlamentari a non svuotare i disegni di legge del loro “nucleo”, avvertendo che una legge priva della definizione IHRA rischierebbe di essere inefficace. “Il nuovo antisemitismo si manifesta prevalentemente sotto forma di antisionismo. Non si tratta di un fenomeno distinto, ma della medesima matrice d’odio”, ha affermato, ricordando come dopo il 7 ottobre si sia assistito a “un rigurgito antisemita senza precedenti per intensità, diffusione e radicalità”. Vichi ha quindi ribadito che la definizione IHRA rappresenta uno strumento indispensabile per distinguere la critica legittima dalle campagne di delegittimazione. “Contrastare l’antisemitismo non significa comprimere il dissenso, ma difendere le condizioni della libertà democratica”. Senza una cornice normativa chiara, ha avvertito, l’odio rischia di continuare a diffondersi “nelle università trasformate in luoghi di esclusione, nei cortei che invocano la cancellazione dello Stato ebraico, nelle intimidazioni contro studenti, famiglie e cittadini italiani”.












