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    Chanukkà 5780: “Non abbiamo occupato terra straniera”

    Durante gli otto giorni di Chanukkà ringraziamo l’Eterno nelle tefillòt e nella berakhòt dopo il pasto inserendo il brano che inizia con le seguenti parole: “Per i miracoli, per gli atti di valore, per le vittorie, per le guerre, per la liberazione, per il riscatto che hai operato per noi e per i nostri padri, nei tempi antichi in questi giorni…”.  Cosa avvenne nei tempi antichi?

    Dopo la morte di Alessandro Magno nel 323 a.E.V., il suo regno venne diviso tra i suoi generali. Nell’anno 312, il generale Seleuco assunse il regno dell’Asia che comprendeva la Siria e la terra d’Israele. Otto generazioni più tardi nell’anno 175 a.E.V. salì al trono Antioco IV Epifane.

    Nel primoLibro degli Asmonei viene raccontato che le disgrazie iniziarono per mano di israeliti ellenisti che “presero l’iniziativa e andarono dal re, che diede loro facoltà di introdurre le istituzioni dei pagani”. Nell’anno 169 a.E.V., dopo aver sconfitto l’Egitto, Antioco IV Epifane  si diresse contro Israele e mosse contro Gerusalemme con forze ingenti. Entrò nel Bet Ha-Miqdàsh e ne portò via gli arredi e ogni cosa preziosa. Due anni dopo, il re Antioco ordinò ad Apollonio, esattore del tributo, di distruggere Gerusalemme.  Apollonio “Mise a sacco la città, la diede alle fiamme e distrusse le sue abitazioni e le mura intorno e trasse in schiavitù le donne e i bambini. […] Poi il Re prescrisse con decreto a tutto il suo regno, che tutti formassero un sol popolo e ciascuno abbandonasse le proprie leggi. […] Anche molti israeliti accettarono di servirlo e sacrificarono agli idoli e profanarono il sabato. Il Re spedì ancora decreti per mezzo di messaggeri a Gerusalemme e alle città delle Giudea, ordinando di seguire usanze straniere al loro paese, di far cessare i sacrifici nel Bet Ha-Miqdàsh, di profanare i sabati e le feste e di innalzare altari, templi ed edicole e sacrificare carni suine e animali immondi, e di lasciare  i propri figli  non circoncisi […]  pena la morte a chiunque non avesse agito secondo gli ordini del Re”.    

    La rivolta ebraica ebbe inizio quando vennero nella città di Modin i messaggeri del Re, incaricati di costringere all’apostasia. Molti israeliti andarono da loro. Mattatià e i suoi figli, Yochanàn, Shim’on, Yehudà, El’azàr e Yonatàn, stettero da parte e rifiutarono di partecipare ai riti pagani. Quando un israelita si avvicinò all’altare per fare sacrifici pagani come ordinato dal re, Mattatià lo uccise e così fece con il messaggero del Re. Fatto questo disse “Chiunque ha zelo per la legge e vuol difendere l’alleanza mi segua!” e fuggì con i suoi figli sulle montagne.

    Dopo tre anni di guerra, Yehudà, che era il comandante dell’esercito, riuscì a liberare Gerusalemme. “Trovarono il Bet Ha-Miqdàsh desolato, l’altare profanato, le porte arse e l’erba cresciuta nei cortili come in un luogo selvatico, e gli appartamenti sacri in rovina”[…] “Restaurarono il santuario e consacrarono l’interno del Bet Ha-Miqdàsh  e i cortili; rifecero gli arredi sacri e collocarono la menorà  (la lampada a sette braccia), l’altare degli incensi e la tavola del pane di presentazione nel Bet Ha-Miqdàsh. Poi bruciarono incenso sull’altare e accesero i lumi che splendettero nel Miqdàsh.Posero i pani sulla tavola e stesero le cortine. Così portarono a termine le opere intraprese. Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cioè il mese di Kislèv, [nell’anno 164 a.E.V.] e offrirono il sacrificio secondo la legge sull’altare degli olocausti che avevano rinnovato. […] Celebrarono la dedicazione dell’altare per otto giorni e offrirono olocausti con gioia e offrirono sacrifici di ringraziamento e di lode”.

    Dopo la restaurazione del servizio nel Bet Ha-Mikdàsh la guerra con i re seleucidi continuò per molti anni. Yehudà e suo fratello Yonatàn morirono in battaglia. Shim’òn assunse il comando nell’anno 143 a.E.V. e nell’anno 140 a.E.V. fu acclamato re e sommo sacerdote. Successivamente quando Antioco VII richiese a Shim’òn la restituzione di territori da lui conquistati al di fuori della Giudea minacciando di fare guerra, Shim’òn rispose: “Non abbiamo occupato terra straniera né ci siamo impossessati di beni altrui ma dell’eredità dei nostri padri, che fu posseduta dai nostri nemici senza alcun diritto nel tempo passato. Noi, avendone avuta l’opportunità, abbiamo ricuperato l’eredità dei nostri padri”.

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