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    Commento alla Torà. Parashà di Tzav: la berakhà che si recita quando si guarisce

    In questa parashà la Torà da’ istruzioni per coloro che desiderano portare un’offerta di ringraziamento  (korbàn todà) al Bet Ha-Mikdàsh.

    Rashì (Troyes, 1040-1105) spiega: “Si tratta di coloro che portano un korbàn a scopo di ringraziamento [all’Eterno] per un avvenimento miracoloso, come capita per esempio ai marinai, al carovanieri nel deserto, ai prigionieri e ai malati che guariscono. Costoro hanno bisogno di  ringraziare l’Eterno come scritto nei Tehillìm (Salmi, 107): «Celebrino l’Eterno per la sua bontà e per i suoi portenti verso gli uomini».

    Nel Talmud babilonese (trattato Menachòt, 76) i maestri insegnano che colui che ringrazia deve portare al Bet Ha-Mikdàsh a Gerusalemme oltre all’animale da sacrificare, anche trenta challòt di pane azzimo e dieci challòt di pane lievitato e consumare il tutto entro mezzanotte.

    R. Naftalì Tzevì Yehudà Berlin (Belarus, 1816-1893, Varsavia) nel suo commento Ha’amèk Davàr scrive che il korbàn viene portato per accompagnare le challòt di pane lievitato. Lo scopo del ringraziamento che si fa per un avvenimento miracoloso è quello di raccontare il bene che l’Eterno ha fatto. La Torà prescrive di portare una grande quantità di pane da consumare in un periodo di tempo limitato in modo che alla festa partecipino molti amici e il racconto del miracolo venga fatto alla presenza di molte persone. Egli aggiunge che nei Tehillìm (Salmi, 116, 18-19) è scritto: “Scioglierò i miei voti all’Eterno al cospetto di tutto il suo popolo. Nei cortili della casa dell’Eterno, in mezzo a te, o Gerusalemme, lodate l’Eterno”. Nonostante che il profeta Mikhà avesse detto (6:8): “Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che l’Eterno richiede da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio”, in questo caso bisogna ringraziare l’Eterno con una grande presenza di popolo per pubblicizzare la sua benevolenza.

    Ora che non vi è il Bet Ha-Mikdàsh, il ringraziamento di colui che guarisce viene fatto con una berakhà alla presenza di un miniàn nel Bet Ha-Kenèsset dopo la lettura della Torà (Shulchàn ‘Arùkh, O.C., 219). La formula della berakhà è “Benedetto tu o Eterno, re del mondo, che benefica  coloro che [gli] sono debitori, che mi hai dato ogni bene”. A priori la berakhà va recitata entro tre giorni, ma se non si è potuto farlo entro tre giorni la si può recitare anche dopo.

    R. Shimshòn Nachmani (Modena, 1706-1778, Reggio Emilia) precisa che i maestri insegnano che in quattro casi “bisogna ringraziare” e non hanno detto “si è obbligati a ringraziare” perché il ringraziamento all’Eterno fa fatto alla presenza di un miniàn e fino a quando non si trova un miniàn non si è obbligati a recitare la berakhà.  

    Inoltre R. Chayìm Yosèf David Azulai (Gerusalemme, 1724, 1806, Livorno) scrive in Le-David Emèt (23) che non c’è limite a quando si può recitare la berakhà perche  la berakhà fu istituita in sostituzione del korbàn todà, e il korbàn todà poteva essere portato al Bet Ha-Mikdàsh quando si voleva.  

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