Skip to main content

Scarico l’ultimo numero

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    CONVEGNO A ROMA, USI E ABUSI DELLA SHOAH: LE DOMANDE CHE PORRÒ

    Mercoledì 16 gennaio 2019,
    alle ore 17.00, presso il Centro Studi Americani (Via Michelangelo Caetani, 32,
    Roma) si terrà una tavola rotonda su Usi e abusi della
    Shoà, con Rav Roberto Della Rocca, Prof. David Meghnagi (RomaTre), Prof. Franco
    Pavoncello (John Cabot), On.le Maria Elena Boschi ed il Prof.
    Ernesto Galli della Loggia, moderata dal sottoscritto.

    Fra le domande che porrei,
    alcune potrebbero essere ispirate da un paio di volumi:

     

    1.- Tzvetan
    Todorov, Gli abusi della memoria, Meltemi, 2018

    Per Todorov, la memoria sarebbe minacciata non tanto
    dalla cancellazione delle informazioni, quanto dalla loro sovrabbondanza; gli
    Stati democratici condurrebbero la loro popolazione verso la stessa meta dei
    regimi totalitari, cioè al regno della barbarie. L’autore cita “Funes il
    memorioso” un racconto del 1942 di Jorge Luis Borges: Allora vidi il volto di quella voce che aveva parlato tutta la notte.
    Ireneo aveva diciannove anni; era nato nel 1868; mi parve monumentale come il
    bronzo, più antico dell’Egitto, anteriore alle profezie e alle piramidi. Pensai
    che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei gesti) sarebbe durato nella
    sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti”. Nel
    racconto, Funes rammentava tutto ma era incapace di fare una cernita dei
    ricordi: ”Aveva imparato senza fatica l’inglese, il francese, il portoghese, il
    latino. Sospetto, tuttavia, che non fosse molto capace di pensare. Nel mondo
    brulicante di Funes non c’erano che dettagli, quasi immediati”.

     Per Todorov, la memoria è per forza una selezione, il
    computer non ha memoria perché non seleziona. La riscoperta del passato
    differirebe dall’utilizzazione: si fanno emergere nomi, date, circostanze, ma
    come poi si utilizzeranno i dati è un evento successivo e diverso; la memoria è
    detronizzata non a favore dell’oblio, ma di certi principi universali e dalla
    “volontà generale”. Si può dire lo stesso per l’ambito giuridico nel suo
    insieme. Per l’autore, la cultura sarebbe essenzialmente una questione di
    memoria: è la conoscenza di un certo numero di codici di comportamento e della
    capacità di servirsene. Tuttavia, la riscoperta del passato è indispensabile;
    ciò non vuol dire che il passato debba regolare il presente, è quest’ultimo, al
    contrario, che fa del passato l’uso che vuole. Nel mondo moderno, il culto
    della memoria non sempre è al servizio delle cause buone e non bisogna
    meravigliarsene. Todorov sostiene che l’incomparabilità della Shoah è, a sua
    volta, speculare all’incomparabilità di ogni altro evento. 

    Contrariamente a Todorov, nella Shoà io ravviso un
    parricidio, ma lui prosegue imperterrito, asserendo, non senza ragione, che
    dare lezioni di morale non è mai stata una prova di virtù e che un’altra
    ragione per preoccuparsi del passato è che ciò consente di non affrontare il
    presente, procurandoci nello stesso tempo i benefici della buona coscienza. Che
    qualcuno ci ricordi oggi con minuzia le sofferenze passate serve a renderci
    forse più vigili verso Hitler e Pétain, ma ci fa anche ignorare le minacce
    presenti – perché esse non hanno gli stessi protagonisti
    né assumono le stesse forme: se nessuno vuole essere una vittima, tutti
    vogliono esserlo stati.

     

    2.- Elena Loewenthal Contro il Giorno della Memoria-Una riflessione sul
    rito del ricordo, la retorica della commemorazione, la condivisione del
    passato, Add editore 2014

     L’autrice spiega che l’identità ebraica è indipendente da
    Auschwitz. Sostenere che Israele sia nata grazie alla Shoà comporta
    l’accettazione della tesi per cui gli ebrei hanno tratto vantaggi dallo
    sterminio, sfruttando la Shoà. Ci si rinfaccia l’uso e l’abuso del senso di
    colpa, sulla base di una vaga consapevolezza di ciò che, in fondo, l’Europa non
    abbia fatto i conti con quella memoria.

     Nella civiltà attuale, spiega Loewenthal, le cose si
    fanno se c’è l’evento, tutto ruota attorno all’evento, anche per questo il GDM
    è diventato un evento: se non ci fosse il GDM non ci sarebbero molti libri,
    conferenze e migliaia di studenti non sarebbero andati in gita ad Auschwitz,
    non si sarebbero allestite mostre, non si sarebbero tenuti dei concerti. La
    netta impressione è che in Italia, più che altrove il GDM, prosegue l’autrice,
    sia diventato l’occasione per un’imprevedibile messe di cerimonie e
    manifestazioni, sentite come un dovere.
    Anziché rendere omaggio agli ebrei, il GDM dovrebbe
    servire a ricordare chi ha messo in opera persecuzione e sterminio, come storia
    degli ebrei anziché dei non ebrei. Si asserisce, secondo Loewenhal, cheIsraele non avrebbe imparato dalla storia facendo ai
    palestinesi ciò che i nazisti hanno fatto agli ebrei,si sostiene che gli ebrei
    abuserebbero della Shoà. Finché si considererà il GDM come una memoria altrui,
    conclude Loewenhal, vi sarà conflitto fra memorie.

     In conclusione, la tesi portante di costei è che il
    ricordo della Shoà riguarda chi l’ha perpetrata e l’umanità ed i discendenti
    dell’umanità che l’ha ospitata, non le vittime, che non hanno bisogno di aiuto
    per ricordare. La Shoà, nel pensiero dell’autrice, che non manca certo di
    originalità, non può essere un problema delle vittime, ma della società tutta:
    se la si riduce ad una “cosa degli ebrei”, si sbaglia.

    3.- Senza conclusioni?

    Infine, per quanto ci riguarda, rileviamo che la legge 20 luglio 2000,
    n. 211, recante “Istituzione
    del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle
    persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani
    nei campi nazisti”, la quale prevede che “La Repubblica italiana riconosce il
    giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz,
    “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del
    popolo ebraico e le leggi razziali, è stata seguita da altre leggi istitutive
    di Giornate della Memoria riguardanti le vittime della strada, i Giusti
    dell’Umanità, le vittime delle mafie, le vittime civili delle guerre, le
    vittime dell’immigrazione, le vittime dei disastri ambientali e industriali
    causati dall’incuria dell’uomo, le vittime del terrorismo, i marinai scomparsi
    in mare e le
    vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del
    confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli
    infoibati.

     Come
    dire che la Shoà è, per l’ordinamento giuridico italiano, un ricordo
    paragonabile a qualsiasi altro. È giusto oppure no? Abbiamo messo insieme un
    po’ di dati, ma le conclusioni (com’è giusto che sia) le dovrebbe trarre
    ciascuno di noi.

    CONDIVIDI SU: