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    Il Capodanno ebraico e il rapporto tra scienza e religione. Una riflessione del presidente della Comunità ebraica, Ruth Dureghello, sul Corriere della Sera

    In occasione del nuovo anno ebraico, il Corriere della Sera pubblica oggi un’ampia riflessione del presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello che, senza nascondere le difficoltà delle “limitazioni che oggi le norme ci impongono, a causa della pandemia”, sollecita alla “consapevolezza che le nostre preghiere e l’impegno a migliorare i nostri comportamenti sono gli strumenti che possono incidere sugli accadimenti nel mondo. Un tema attuale, quello delle buone pratiche, soprattutto in un periodo in cui assistiamo al preoccupante aumento di contagi, non solo in Italia ma anche in Israele dove si è ripiombati nel lockdown”.

    Dureghello si sofferma quindi sul rapporto tra fede e scienza che non sono in contrapposizione: “mentre aspettiamo che gli scienziati facciano il loro lavoro per lo sviluppo di un vaccino, noi preghiamo, così come insegnano i nostri maestri, affinché questo anno finisca con le sue maledizioni e inizi con le sue benedizioni”. 

    Per Dureghello questa interrelazione tra fede e scienza, “tra le festività ebraiche e il periodo che stiamo vivendo”, offre curiosi spunti di riflessione e di insegnamento. 

    “In primo luogo, il Capodanno ebraico si trova nel mezzo di un periodo di quaranta giorni di pentimento e crescita che porta fino allo Yom Kippur, il giorno dell’Espiazione in cui gli ebrei digiunano. Una vera quarantena che serve a riflettere sul rapporto con Dio e con il prossimo. Quaranta giorni in cui invece di isolarci, recuperiamo le relazioni umane, imparando a chiedere perdono ai nostri vicini per gli errori commessi nell’anno che sta per concludersi”. “I quaranta giorni – spiega Dureghello – ricordano il periodo di attesa di Mosè per ricevere le seconde tavole della legge, dopo che le prime erano state rotte a causa del peccato di idolatria commesso dal popolo. Una seconda opportunità – conclude – in cui impariamo quanto è grande la misericordia di D-o nel perdonare, purché sia sempre presente in noi la forza di volontà di crescere e di cambiare affinché gli errori del passato non si ripetano”.

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