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    La professoressa Veronese nominata coordinatrice del programma di conoscenza della cultura ebraica nelle scuole

    La professoressa Alessandra Veronese dell’università di Pisa è stata nominata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara come coordinatrice di un gruppo di lavoro ministeriale per la conoscenza della cultura Ebraica nelle scuole. A rendere nota la notizia l’ateneo pisano che ha spiegato il progetto che vedrà la docente come coordinatrice  “per elaborare percorsi storico-educativi volti alla conoscenza e alla diffusione della cultura Ebraica” tra gli studenti. Shalom ha intervistato la Docente per parlare della sua importante nomina.

     

    Cosa rappresenta per lei questa nomina? Specialmente nell’ottica di un interesse crescente nei confronti della cultura ebraica?

    Sono molto onorata per questa nomina, in modo particolare perché proviene da un ministro che già da capo dipartimento del MIUR, qualche anno fa, aveva mostrato un grande interesse per la cultura ebraica, finanziando alcune borse del dottorato in studi ebraici di Ravenna. Rispetto al passato credo ci sia oggi una maggiore consapevolezza relativamente alla cultura ebraica. Certamente risulta evidente a molti che – benché la Shoah sia un evento unico e di enorme impatto – gli ebrei, e in particolare gli ebrei italiani, sono stati anche altro. Hanno sempre fatto parte della vita sociale, economica e culturale di questo e di altri paesi. Si sono confrontati con la maggioranza cristiana, non sono stati solo vittime. Certo, il mondo cristiano ha cercato per secoli di relegarli in un ruolo subalterno, testimoni viventi della verità del cristianesimo proprio nella loro “cecità” rispetto al messaggio evangelico. Per altro, sottolineare la novità di quest’ultimo significa non conoscere i testi ebraici, e ritenere che alcune frasi siano da considerarsi solo appannaggio cristiano. Diciamo che anche se le cose sono cambiate negli ultimi decenni, per secoli l’ebraicità di Gesù è stata totalmente sottaciuta, favorendo un atteggiamento di feroce critica verso ebrei ed ebraismo. Questa nomina, dunque, permetterà a me e agli altri componenti il gruppo di lavoro di affrontare in modo specifico la questione della trasmissione nelle scuole di ogni ordine e grado di “pillole” di storia e cultura ebraica, onde evitare che i bambini e i ragazzi studino gli ebrei assieme agli Egizi, agli Assiri, ai Fenici e poi li vedano magicamente ricomparire qualche migliaio di anni dopo solo in relazione alla Shoah e alla persecuzione nazifascista.

     

    Quali sono i suoi progetti per questo incarico?

     L’idea alla base del gruppo di lavoro è quella di approntare dei materiali scientificamente rigorosi e allo stesso tempo di facile utilizzo, che siano disponibili online e che gli insegnanti possano facilmente scaricare. Come ho già detto, è essenziale che di ebrei si parli all’interno dei vari curricula e delle linee guida del Ministero: quindi, in relazione all’insegnamento di storia, di filosofia, di lingua italiana e di lingua straniera. Va benissimo che se ne parli anche nell’ora di religione cattolica, ma trattandosi di un insegnamento confessionale e non obbligatorio (ad esempio i miei figli e quelli di altri colleghi non si avvalgano di tale insegnamento) non può certamente essere il luogo privilegiato dell’insegnamento. Avremo una prima riunione settimana prossima, nel corso della quale evidenzieremo le tematiche da analizzare , dividendoci in sottogruppi per lavorare più speditamente. Ho fortemente voluto la presenza di 5 insegnanti, con esperienza in vari tipi di scuole (primaria, secondaria di I grado, secondaria di II grado), perché ritengo che sia essenziale non passare sopra la testa di chi poi determinati contenuti li deve passare ai ragazzi. La scuola e l’università debbono a mio avviso parlarsi, interfacciarsi e collaborare, in modo paritario, ognuno con il proprio ruolo. Gli storici o gli ebraisti sono gli esperti tematici, ma sono gli insegnanti a dover trovare il modo di proporre i contenuti agli studenti in una maniera che non si configuri come l’ennesima iniezione di nozioni assieme a tante altre. Ciò renderà necessaria la formazione degli insegnanti, anche sul piano pedagogico, e speriamo di avere la collaborazione di esperti esterni al gruppo, che però da anni si occupano di queste tematiche. l mio ruolo è quello di coordinare, ma voglio dire che nulla sarebbe possibile senza la dedizione e la collaborazione di tutti coloro che fanno parte del gruppo di lavoro.

     

    Cosa pensa in generale della cultura Ebraica?

    Penso che storia e cultura ebraica siano storia e cultura del paese in cui si sono sviluppate. Qui il discorso andrebbe allargato ad un mondo accademico che ancora troppo spesso ritiene occuparsi di ebrei un’attività di nicchia, alla mancanza di corsi di laurea che si occupino dello studio e della tutela dell’eredità culturale ebraica. Speriamo tutti che questo incarico possa anche aprire le porte ad una discussione più generale sul valore della cultura ebraica e sulla sua presenza nel ciclo di studi universitari.

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