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    Parashà di Bereshìt. La filosofia di Caino

    R. ‘Azarià Figo (Venezia,1579-1647, Rovigo) nella sua opera Binà le’Ittìm (seconda derashà di Shabbàt Teshuvà) scrive che dopo avere commesso il delitto, Caino cercò di negare di essere stato l’assassino dicendo “Sono io il custode di mio fratello”? Il Creatore gli chiese perché credeva di poter negare il crimine che aveva commesso quando “la voce del sangue di suo fratello gridava dal suolo”. “Tu, Caino, credi che il suolo sia di tuo aiuto perché ha assorbito il sangue di tuo fratello; sappi invece che per questo la tua punizione sarà che la terra non produrrà più nulla per te e sarai costretto ad andare nomade da un luogo all’altro”. Solo allora Caino ammise la sua colpa e disse: “Il mio peccato è troppo grande per essere perdonato”. E grazie alla sua ammissione di colpa, la sua punizione venne alleviata.    

    Il testo della Torà sulla storia di Caino e Abele è molto breve: “… Chavà (Eva) rimase incinta, partorì Caino e disse: con l’aiuto dell’Eterno ho acquistato un uomo. Partorì poi suo fratello Abele. Abele fu pastore di greggi, Caino agricoltore. Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in offerta all’Eterno; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e delle loro parti più grasse. L’Eterno gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Ciò rincrebbe molto a Caino che rimase abbattuto. L’Eterno disse allora a Caino: «Perché ciò ti è rincresciuto e sei rimasto abbattuto? Se agirai bene potrai andare a testa alta. Ma se non agirai bene, il peccato sta in agguato alla porta; esso ha desiderio di te, ma tu puoi dominarlo» (Bereshìt, 4, 3:7)”.

    R. Yosef Albo (Monreal del Campo, 1380-1444, Castiglia) nel Sèfer Ha-‘Ikkarìm (III, 15) domanda cosa avesse fatto di male Caino che la sua offerta non fosse gradita.

    La sua spiegazione è che quando Caino e Abele videro il padre Adamo che lavorava la terra e seminava frumento, orzo e semi d’uva e si cibava di verdure (perché ad Adamo era stato proibito cibarsi di carne animale), ognuno dei due trovò una spiegazione che fu messa in evidenza dalle rispettive azioni. Caino optò per il lavoro della terra pensando che l’uomo non fosse superiore agli animali, altro che nella capacità di lavorare la terra. Vedendo il padre Adamo che era vegetariano come gli animali, pensava che non ci fosse differenza tra uomini e animali. Per questo portò come offerta dei frutti della terra per lodare il Creatore per la superiorità degli uomini rispetto al regno vegetale. Egli non portò offerte di animali pensando che la superiorità degli uomini rispetto agli animali di saper lavorare la terra non fosse una cosa significativa. Il suo primo peccato fu quello di portare frutti della terra, cioè verdure, e non frutti degli alberi. E il suo peccato principale fu quello di pensare che l’uomo non fosse superiore  agli animali.

    Per questo il Creatore gli disse: “Perché ciò ti è rincresciuto e sei rimasto abbattuto? Se agirai bene potrai andare a testa alta”. Con questo il Creatore gli voleva dire che gli uomini sono superiori agli animali. A differenza degli animali gli uomini possono migliorare se stessi, sviluppare il proprio potenziale e riconoscere la grandezza (ma’alà) del Padrone del mondo, ed essere così superiori agli animali. Caino invece, pensando che gli esseri umani non fossero superiori agli animali quando divenne geloso di Abele, lo uccise. Secondo Caino, il fatto che il Creatore avesse gradito l’offerta di animali di Abele era prova che fosse permesso uccidere esseri viventi. Poiché  secondo lui non vi era alcuna differenza nell’uccidere un animale o un essere umano, considerò cosa permessa uccidere il fratello Abele.

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