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    Parashà di Shemòt. Come Moshè educò i figli

    Dopo l’episodio del roveto ardente nel quale Moshè ebbe la sua prima profezia, Moshè  tornò a Midian e chiese al suocero Yitrò l’autorizzazione di tornare in Egitto per vedere se i suoi parenti erano ancora vivi. Yitrò gli rispose “Va in pace” (Shemòt, 4:18). Successivamente Moshè ricevette una seconda profezia nella quale l’Eterno gli disse di tornare in Egitto perché nel frattempo tutti coloro che lo volevano uccidere erano morti (ibid., 19). Così “Moshè prese moglie e figli, li fece montare su asini e tornò verso la terra d’Egitto…” (Ibid., 20).  

    R. Eli’ezer Askenazi (Italia, 1512-1585, Cracovia) che fu rav a Cremona, scrive che Tzipporà, moglie di Mosè, aveva appena partorito e questa fu la ragione per cui la fece montare su un asino. A differenza dei cavalli o dei cammelli, l’asino cammina senza sobbalzi ed è più adatto a una persona convalescente. R. Askenazi  menziona di avere visto nei paesi arabi che quando un asino viene messo in vendita, per mostrare come procede senza sobbalzi si dà a colui che lo cavalca una tazza di acqua in mano per mostrare che l’acqua non si versa.

    Il versetto in cui viene raccontato del ritorno di Moshè in Egitto con moglie e figli, presenta un problema. Infatti nella parashà di Yitrò è scritto che quando Yitrò venne a sapere che Iddio aveva fatto uscire i figli d’Israele dall’Egitto, Yitrò suocero di Moshè prese Tzipporà moglie di Moshè e venne all’accampamento dove si trovava Moshè nel deserto (Shemòt, 18:2). Se Moshè  era tornato in Egitto con moglie e figli ed essi erano usciti dall’Egitto con Moshè, come era possibile che Tzipporà e i figli fossero tornati da Moshè nel deserto venendo da Midian? Questo dilemma viene spiegato da più di un commentatore.

    R. Naftali Tzvi Yehuda Berlin (Belarus, 1816-1893, Varsavia) risponde citando un midràsh dove è scritto che quando il faraone decretò che gli israeliti avrebbero dovuto raccogliere paglia da soli e produrre ugualmente la stessa quantità di mattoni come quando la paglia veniva fornita dal governo, Tzipporà non potè sopportare le sofferenze degli israeliti e tornò dal padre Yitrò. R. Berlin cita anche il midràsh Mekhiltà nel quale è raccontato che quando Moshè tornò in Egitto incontrò il fratello Aharòn che gli veniva incontro. Aharòn vedendo Tzipporà e i figli di Moshè gli disse: “Non soffriamo abbastanza con quelli che sono in Egitto che ne devi portare degli altri?”.  Così Moshè rimando Tzipporà e i figli dal suocero a Midian ed essi tornarono da Moshè dopo l’uscita dall’Egitto.

    R. Yosef Slalom Elyashiv (Lituania, 1910-2012, Gerusalemme) in Divrè Aggadà (p.139)  cita un altro midràsh (Bereshìt Rabbà) dove è raccontato che Yitrò disse a Moshè: “Dove li porti? Moshè rispose “In Egitto”. Yitrò disse: “Quelli che sono in Egitto vogliono uscire e tu li vuoi portare li? Moshè rispose: “Un domani gli israeliti usciranno da lì e arriveranno alle falde del Sinai per sentire dal Santo Benedetto le parole “Io sono l’Eterno tuo Dio” e i miei figli non saranno lì a sentire con loro? Immediatamente Yitrò rispose “Va in pace”.  R. Elyashiv osserva che per far sì che i figli di Moshè partecipassero alla rivelazione divina al monte Sinai sarebbe bastato che fossero arrivati lì dopo l’uscita dall’Egitto! Ma Moshè desiderava che i suoi figli avessero l’esperienza di vivere tra i figli d‘Israele, con le loro sofferenze, con l’esilio e la redenzione, in modo che le parole “Io sono l’Eterno tuo Dio che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto” sarebbero entrate nel loro cuore. E conclude: “Chi vuole che i figli ricevano la Torà deve fare sì che vengano educati in un ambiente appropriato, nel mezzo dei figli d’Israele”.  

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