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    Rabbino Capo Riccardo Di Segni: la condanna dell’odio sociale non può essere strumentale

    “II tema dell’odio è tornato alla ribalta nelle polemiche politiche di questi giorni con denunce e accuse tra due fronti. […] In ogni periodo di turbolenza politica e rivoluzionaria, l’odio è strumento di coinvolgimento di masse, forza minacciosa e coagulante consenso. L’Europa ha conosciuto molti di questi periodi turbolenti negli ultimi due secoli. E non c’è stata una grande inibizione, dalle varie parti contrapposte, a predicare odio verso l’avversario”.

    È uno dei passaggi di un lungo articolo apparso oggi sul quotidiano Il Corriere della Sera, a firma di Riccardo Di Segni. Il rabbino capo di Roma inizia dal racconto dell’esperienza che visse l’artista Antonio Canova che rifiutò nel 1798 un importante ruolo pubblico a Roma, propostogli dalle autorità francesi, perché avrebbe dovuto “recitare in Campidoglio una formula che iniziava con un solenne giuramento di odiare i sovrani”. Da quell’esempio – racconta il rabbino capo – si può scegliere di non odiare, che analizza la situazione attuale caratterizzata da un rinnovato odio “che si affaccia come un ingrediente minaccioso nel dibattito europeo e italiano”,  quasi che l’odio sia diventato “una componente strumentale e un collante aggiunto in assenza di idee da proporre”. 

    Una componente – neppure marginale – di questo odio diffuso è quello che viene mosso contro gli ebrei. “È un dato innegabile – scrive il rabbino Di Segni – l’affiorare, soprattutto nei social, di atteggiamenti violenti ed ostili antiebraici. La novità più recente non è la presenza di sentimenti antisemiti, che c’è sempre stata e perfettamente documentata da studi seri da decenni, ma l’affioramento a galla senza inibizioni, favorito dalle modalità di comunicazione anonima della rete”. 

    “Gli ebrei italiani, per quello che rappresentano per la loro storia e la loro presenza – prosegue Di Segni – sono stati, secondo un vecchio copione, usati e abusati in questi giorni. Da chi dice che non è un seminatore di odio perché condanna l’antisemitismo (ma tante altre cose no), a chi si serve dell’accusa di antisemitismo per attaccare l’avversario, ma ha idee molto varie su cosa sia l’antisemitismo: guai a insultare una grande figura di testimone e reduce dai campi (e ci mancherebbe) ma via libera a ogni forma di ostilità antisionista”.  “La condanna dell’odio sociale – conclude il rabbino capo di Roma – non può essere strumentale, non può diventare un polverone che svanisce e lascia solchi ancora più profondi; per essere credibile richiede coerenza, cauta gestione e progettualità”.

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