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    Salvare Venezia e combattere l’antisemitismo: molte parole ma poca volontà

    Fra le molte opinioni discutibili, c’è quella per cui il tredici porti male. Anzitutto perché la superstizione non è un surrogato della fede, ma soltanto un’idiozia e, in secondo luogo, perché il dialogo svoltosi il tredici novembre 2019 alla Camera sembra sfortunato ma, in realtà, è solo frutto del Mose.

    Infatti, nel question timesi legge:“INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA – Iniziative volte a prevenire e contrastare l’antisemitismo, con particolare riferimento al recepimento della definizione operativa proposta dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto – 3-01106ORSINICARFAGNAGELMINIBATTILOCCHIO e CATTANEO. – Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. – Per sapere – premesso che:
    i recenti episodi di antisemitismo, razzismo e xenofobia richiedono la necessità di riaffermare con forza che l’ebraismo è parte integrante dell’identità europea e che l’Europa è anche la casa degli ebrei;
    (…) nel 2016 l’Ihra (l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, fondata nel 1998 composta da 31 Stati membri tra i Paesi europei, tra cui l’Italia, 10 Stati osservatori e 7 sostenitori internazionali permanenti) ha adottato una definizione non giuridicamente vincolante dell’antisemitismo, intendendo il fenomeno come di «una certa percezione degli ebrei, che può esprimersi come odio verso gli ebrei. Le manifestazioni teoriche e fisiche dell’antisemitismo sono rivolte contro ebrei o non ebrei e/o contro le loro proprietà, contro le istituzioni e strutture religiose della comunità ebraica»;
    esattamente un anno fa la definizione operativa di antisemitismo è stata sottoposta all’attenzione del Consiglio dei ministri per sollecitare l’adesione dell’Italia, ma non è stato dato alcun riscontro. Inoltre, in data 4 ottobre 2018, la Camera dei deputati ha approvato una mozione presentata dal gruppo Forza Italia che impegnava il Governo ad adottare la definizione Ihra di antisemitismo. Malgrado la convergenza di tutti i gruppi su tale impegno, il Governo non ha ritenuto di dargli alcun seguito;
    la definizione operativa di antisemitismo è stata già adottata da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Israele, Austria, Scozia, Romania, Germania, Bulgaria, Lithuania, Repubblica di Macedonia –:
    quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere per riconoscere e recepire la definizione operativa di antisemitismo proposta dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (….)”.

    Nei riguardi della risposta del Governo, l’on.le Orsini ha dichiarato: “Sono rimasto solo parzialmente soddisfatto dalla risposta del governo – aggiunge – Noi rimaniamo in attesa di un atto molto semplice: si tratta di fare nostra una definizione persino ovvia. Cosa induce l’Italia ad esitare su questo concetto?” 

    Ecco, cosa induce l’Italia a mettere a repentaglio la più grande meraviglia dell’Umanità (Venezia) oppure a rendere eterno il problema dell’antisemitismo, la cui soluzione postulerebbe l’acquisizione di una diagnosi per potervi far fronte? Ancora: cosa induce l’Italia a spendere sette miliardi per la barriera più cara fra quelle proposte (il Mose) senza poi metterla in moto oppure a spendere fior di milioni per rimembrare i morti nei diversi musei, quando basterebbero cinque minuti (adottando la definizione IHRA) per mettere in sicurezza i vivi? Da Mosé al Mose c’è solo un accento ma, quando si tratta di accentuare, passando dalla retorica ai fatti, cosa manca? Mai domanda fu corredata da risposta più agevole: la volontà, manca la volontà.

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