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    955 anni dal massacro degli ebrei di Granada. Il pogrom antisemita che segnò la fine dell’età dell’oro dell’ebraismo spagnolo

    Il 30 dicembre ha segnato i 955 anni dal massacro di Granada, un evento brutale e violento contro gli ebrei. Accade tutto quando una folla musulmana prese d’assalto il palazzo reale di Granada, crocifiggendo il gran visir ebreo della città e massacrando migliaia di cittadini appartenenti alla comunità ebraica locale.

     

    Granada in quel tempo, era la capitale di un potente regno musulmano- berbero allora conosciuta come al-Andalus. All’epoca era governata dalla dinastia Zirid, nonostante il controllo del regno sarebbe passato di mano per diversi secoli, Granada sarebbe stata storicamente ricordata come l’ultimo baluardo del dominio musulmano ad al-Andalus, prima che la città cadesse definitivamente sotto il dominio spagnolo nel 1492 al culmine della Reconquista.

     

    Tuttavia, la presenza ebraica a Granada risulta essere molto antica. Secondo alcune leggende, infatti, si pensa persino che gli ebrei avessero vissuto all’interno della città sin dalla distruzione del Primo Tempio, non a caso, le prime testimonianze note risalgono all’anno 711. Dunque, la presenza ebraica a Granada era talmente antica e consolidata, che la città, secondo alcune testimonianze, si dice che un tempo fosse conosciuta come Garnāta-al-Yahūd, ovvero “Granada Città degli ebrei”. Sebbene alcuni studiosi mettano in dubbio questa diffusa convinzione della storia ebraica nella città, l’eredità tradizionale sopravvive, così come la sua importanza nella storia ebraica.

     

    Come in molte parti di al-Andalus, la popolazione ebraica locale prosperò durante il periodo del dominio musulmano, considerato nella penisola iberica come “l’età dell’oro” per l’ebraismo sefardita. In quegli anni, gli ebrei godevano di più libertà di quante ne avessero avuto per oltre mille anni, e la cultura, la filosofia e la scienza ebraiche crebbero notevolmente.

     

    La situazione, però, non fu sempre buona. Infatti, dopo la caduta del Califfato di Cordoba e la frattura di al-Andalus, gli ebrei vissero in condizioni molto complesse. Nonostante ciò, questo non fu il caso di Granada, in cui la vita ebraica prosperava senza problemi sotto il dominio degli Ziridi.

     

    La condizione degli ebrei nella città può essere analizzata specialmente portando come esempio la figura di Samuel ibn Naghrillah, meglio conosciuto come Samuel HaNagid, un eminente studioso talmudico, poeta e filosofo descritto da alcuni come l’ebreo più influente in al-Andalus. Visse un enorme successo durante la sua carriera, riuscendo a diventare persino il visir e il generale più alto di Zirid. Dopo la sua morte, suo figlio, Joseph ibn Naghrela, lo sostituì come visir. Sfortunatamente però non riuscì ad ottenere lo stesso successo di suo padre. Anzi Joseph fu una figura estremamente controversa, sia tra gli ebrei che tra i musulmani, per una serie di ragioni, scatenando un’escalation di malcontento e controversie.

     

    Così il 30 dicembre una massa inferocita prese d’assalto il palazzo e crocifisse Joseph, prima di riversare la propria rabbia sugli ebrei della città, massacrandone migliaia. Il numero esatto delle vittime non risulta essere ancora chiaro, ancora oggi infatti la cifra esatta è molto dibattuta tra gli storici. Indipendentemente da ciò, lo spargimento di sangue non solo è ampiamente documentato, ma è considerato un esempio lampante di pogrom antisemita.

     

    Non tutti gli ebrei furono uccisi, ma molti altri furono costretti a fuggire, vendendo le loro case e le loro terre per lasciare Granada quanto prima. Alcuni di loro sarebbero tornati nuovamente nella città più avanti. Tuttavia, la situazione, per le comunità ebraiche locali, non fu mai più la stessa. Da quel momento in poi, gli ebrei furono trattati in modo diverso sotto le successive dinastie regnanti. E nonostante questa sanguinosa parentesi, la lunga storia della vita ebraica a Granada terminò nel 1492, quando gli ebrei furono inesorabilmente espulsi dalla Spagna.

     

    Il massacro è considerato da molti come la fine dell’età d’oro dell’ebraismo sefardita ad al-Andalus, un preludio dei tragici destini che sarebbero accaduti agli ebrei nella penisola iberica successivamente. Fino ad oggi, nonostante la lunga storia che lega gli ebrei alla città, le tracce dell’antica vita ebraica a Granada sono quasi del tutto scomparse.

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