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    NEWS

    Arriva la storia del “Morbo K” in una fiction

    La malattia inventata dall’allora primario dell’ospedale Fatebenefratelli per salvare gli ebrei romani

    Può una malattia salvare delle vite? Sì, se si tratta del morbo fittizio nato dalla mente del medico Giovanni Borromeo, primario dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, che nel 1943, insieme ad Adriano Ossicini e Vittorio Sacerdoti, inventò il “Morbo K” per salvare gli ebrei dalla strage nazista.
    Una storia vera a cui si ispira la nuova fiction “Morbo K: chi salva una vita salva il mondo intero”. La miniserie è una coproduzione Rai Fiction, Fabula Pictures e RaiCom, che andrà in prima visione su Rai 1 in occasione della Giornata della Memoria nelle serate di martedì 27 e mercoledì 28 gennaio.
    Alla regia, Francesco Patierno, con sceneggiatura di Peter Exacoustos. Tra i volti della serie, Vincenzo Ferrera e Giacomo Giorgio, noti per i loro ruoli nella fiction “Mare Fuori”, Dharma Mangia Woods, Marco Fiore, Flavio Furno, Christoph Hulsen, e con la partecipazione di Antonello Fassari, recentemente scomparso, e Luigi Diberti.

    L’attrice Dharma Mangia Woods

    Un progetto che mescola realtà e finzione per restituire l’atmosfera della Roma del 1943 all’arrivo del generale delle SS Kappler, attraverso una storia romanzata. “Ci siamo liberamente ispirati alle gesta del Professor Giovanni Borromeo. – ha affermato Exacoustos – Abbiamo inserito linee narrative inventate, ma i fatti storici e la cronologia degli eventi è quella reale”.
    Il centro della trama verte, infatti, sulla missione del professor Matteo Prati ( interpretato da Vincenzo Ferrera) di salvare gli ebrei romani attraverso il Morbo K. Al filone narrativo, si accosta la storia d’amore tra il giovane medico Pietro Prestifilippo (interpretato da Giacomo Giorgio) e la ragazza ebrea Silvia Calò (Dharma Mangia Woods).
    Una storia che ha riportato a galla un eroe del passato: Ferrera, il cui personaggio è ispirato al medico Borromeo, ha sottolineato che “ci sono delle persone che nascono per fare del bene. Il dottor Prati, così come il dottor Borromeo, prende una decisione che molti di noi non avrebbero mai preso”. “Vogliamo rendere merito e onore agli eroi assoluti e riproporli al pubblico” ha aggiunto Michele Zatta, dirigente di Rai Fiction.

    Una storia che mira a coinvolgere il pubblico giovanile, non solo per intrattenere ma per portare a “pensare e riflettere”, ha affermato il produttore Nicola De Angelis. Exacoustos ha inoltre sottolineato l’importanza della rappresentazione dei giovani all’interno della fiction: “Raccontiamo questa capitolo tragico dal punto di vista della giovinezza, il periodo in cui si hanno aspettative per il futuro, tramite i personaggi di Marco Calò (interpretato da Marco Fiore) e Silvia Calò. Molte delle persone sterminate erano giovani che avevano tutta la vita davanti”.
    Lo sceneggiatore ha inoltre riaffermato l’importanza di narrare questa storia in nome della memoria, per non lasciare che il passare del tempo possa impedire la trasmissione di ciò che ha comportato la Shoah.
    “Pochi in quel periodo erano consapevoli di quel che succedeva nei campi di concentramento, – ha affermato il regista Patierno – e nel film i personaggi piano piano se ne accorgono in un percorso di consapevolezza che raggiunge lo spettatore in maniera molto forte”.
    Una storia che arriva sul grande schermo per farci conoscere sotto una lente nuova l’eroismo e il coraggio che può manifestarsi anche nelle peggiori avversità, come quelle della Roma del 1943.

    In foto: gli attori Vincenzo Ferrera e Giacomo Giorgio in una scena della fiction

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