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    Da Herzl a Sharansky pensieri per Yom Ha’Azmaut

    Domani sera in Israele e in tutta la diaspora celebreremo Yom haZicharon, il giorno del ricordo, e mercoledì sera festeggeremo i 74 anni di vita dell’unica, solida e fiera democrazia del Medio Oriente.

     

    Il popolo ebraico commemorerà i soldati caduti in difesa d’Israele e le vittime del terrorismo. Le sirene scandiranno la tristissima giornata in cui più di un milione e mezzo di persone varcherà, come ogni anno, le soglie dei cimiteri militari per ricordare un padre, una madre, un figlio, una figlia, un parente, un amico, un commilitone. Agli oltre duemila piccoli orfani andrà il pensiero commosso di ognuno di noi.

     

    Solo dopo aver onorato la memoria di tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per lo Stato d’Israele, il dolore lascerà gli animi di tutti e potremo così intonare l’HaTikvà, l’inno d’Israele e cominciare i festeggiamenti, pensando al prossimo 28 maggio quando ricorreranno i 55 anni della riunificazione di Gerusalemme. Durante il primo Congresso sionista di Basilea, dal 29 al 31 agosto del 1897, Theodor Herzl disse: “lo Stato Ebraico è una necessità, esso quindi sorgerà. L’anno prossimo a Gerusalemme è la nostra antica promessa. Si tratta di dimostrare che dal sogno può nascere un pensiero luminoso come il sole. (…) Una bandiera? Che cos’è una bandiera? Un pezzo di stoffa in cima a un bastone? No signori, una bandiera è di più. Con una bandiera si trascinano gli uomini dove si vuole, anche nella Terra Promessa. Per una bandiera gli uomini vivono e muoiono. È la sola cosa per la quale sono pronti a morire, purché siano educati a questo fine.”

     

    E allora cosa potremo fare quest’anno per rendere speciale la celebrazione di Yom Ha’Azmaut? La Israel Forever Foundation ha proposto alcuni spunti su cui merita soffermarsi: approfondire i contenuti della Dichiarazione d’Indipendenza dello Stato d’Israele, insegnare le parole dell’HaTikvà a un amico, cercare immagini dei primi anni di vita d’Israele e accostarle alle eccellenze della Start Up Nation, ascoltare le canzoni più amate dagli israeliani di ogni età e da ultimo, non per importanza, far giungere un pensiero di vicinanza ai famigliari delle vittime degli atti terroristici dello scorso mese.

     

    Nel conferirmi l’incarico di presidente onorario di Agenzia Ebraica in Italia Nathan Sharansky mi chiese “solamente” di impegnarmi con tutte le mie forze per trasmettere il mio amore per Israele. È per me un grande onore assolvere questo compito giorno dopo giorno. Questa settimana, come in tante altre occasioni importanti, posso dire con certezza di apprestarmi a condividere la mia missione con tanti amici veri che con forza e determinazione, spesso lontano dai riflettori, con una paziente opera di informazione, perseguono il mio stesso obiettivo: a loro va il mio ringraziamento più sincero.

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