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    HONG KONG, ANCHE ZOOM E TIK TOK VERSO ADDIO PER PROTESTA CONTRO LA CINA

    Dopo Microsoft, Google, Whatsapp, Facebook e Telegram, anche Zoom e Tik Tok lasceranno Hong Kong. Come riporta l’Hong Kong Free Press, i colossi del web hanno preso la decisione di rimuovere la possibilità di scaricare le proprie app dagli store locali in seguito alla criticata legge sulla sicurezza nazionale, emanata la scorsa settimana da parte del governo centrale cinese, che di fatto pone fine al modello “un Paese due sistemi” che aveva reso fin qui la città semi-indipendente. Tik Tok, di proprietà della compagnia con base in Cina “ByteDance”, si è rifiutata di condividere i dati dei suoi utenti con le autorità, dichiarandosi inflessibile circa la possibilità di acconsentire a tali richieste. La decisione, che secondo un portavoce dell’azienda è stata presa “alla luce dei recenti avvenimenti”, arriva dopo che il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva minacciato l’oscuramento da parte degli Stati Uniti nei confronti di tutti i social media di provenienza cinese, incluso Tik Tok. 

    Soltanto qualche ora dopo l’annuncio di Tik Tok, anche la piattaforma Zoom ha reso noto che non avrebbe più rispettato le richieste delle autorità locali. La compagnia “supporta il libero e aperto scambio di pensieri e idee”, ha fatto sapere un portavoce all’Hkfp. La società di servizi di teleconferenza, di recente balzata al successo planetario soprattutto in seguito al lockdown e al proliferare dello smart working, era stata molto criticata il mese scorso, dopo che aveva ammesso di aver sospeso o cancellato gli account di alcuni manifestanti, tra cui l’attivista democratico Lee Cheuk-yan, e disturbato le commemorazioni online della protesta di piazza Tienanmen. Secondo i media locali, la nuova legislazione permette alle forze di polizia di richiedere ad ogni service provider una serie di dati di identificazione e la piena collaborazione nel caso di necessità di decrittazione. Qualora un provider non dovesse essere in grado di recepire la richiesta e fosse ritenuto colpevole, rischierebbe una multa di 100.000 dollari di Hong Kong (oltre 11mila euro) e 6 mesi di carcere.

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