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    Il pogrom di Norwich: le origini dell’antisemitismo giuridico e della calunnia del sangue

    La scoperta

     

    Nel 2004, durante i lavori di costruzione delle fondamenta di un centro commerciale nella città di Norwich che si trova un centinaio di chilometri a nordest di Londra,   in un pozzo medievale furono trovati i resti di una ventina di individui. Uno studio recentemente concluso ha mostrato che si tratta di ebrei appartenenti a un paio di famiglie, per la maggior parte bambini, che furono massacrati nel XII secolo. Shalom ha dato notizia della scoperta nei giorni scorsi, ma vale la pena di riparlarne, perché quelle salme sono la testimonianza di un episodio fondamentale della storia del popolo ebraico, o meglio di quella dell’antisemitismo.

     

    Il contesto storico

     

    Per capire l’importanza di questa scoperta, bisogna fare una breve premessa storica: l’ostilità del cristianesimo nei confronti del popolo ebraico è molto precoce, se ne trovano tracce chiare già nelle lettere di Paolo di Tarso, dunque alla metà del primo secolo e poi nei vangeli e nei Padri della Chiesa. Questa ostilità si tramuta presto in invettiva e istigazione all’odio. Quando l’impero romano si cristianizza produce discriminazione giuridica e sociale. Ma per i primi dieci secoli della loro era, mentre i cristiani eliminano pagani ed “eretici” (cioè dissidenti dai loro dogmi), non vi è un tentativo sistematico di eliminare gli ebrei: gli episodi di sangue non mancano, la discriminazione è pesante, ma non vi sono tentativi di genocidi. Sono i musulmani i primi a cercare di eliminare gli ebrei, prima dall’Arabia, già durante il tempo di Maometto e poi da altre parti del loro territorio, per esempio con il massacro di Granada in Andalusia del 1066. Le prime grandi stragi di ebrei nel mondo cristiano avvennero durante la prima crociata (1096-99) soprattutto nelle comunità della Renania, che furono sterminate, ma poi anche in Terra di Israele e soprattutto a Gerusalemme. Si trattò però di pogrom eseguiti dalle masse crociate su istigazione di predicatori e anche per rapina, che furono in parte contrastate dalle autorità.

     

    La calunnia del sangue

     

    Il caso di Norwich è differente. Nel 1155 una delle più antiche cronache del regno di Inghilterra (la Anglo Saxon Chronicle di Petersbhoutrg) scrive che nel 1144, due generazioni dopo le crociate, “gli ebrei di Norwich presero un bimbo cristiano prima di Pasqua e lo torturarono con tutti i tormenti che subì nostro Signore e al venerdì santo lo appesero a una croce come immagine del nostro Signore e lo bruciarono”. E’ la prima apparizione della “calunnia del sangue” che servì da pretesto per centinaia di persecuzioni antisemite durate fino al secolo scorso in Europa e nel Medio Oriente (anche in Italia, a Trento, a Marostica e altrove) e ancora riprese dalla propaganda islamista. Perché gli ebrei “colpevoli” di non credere alla narrazione cristiana avrebbero dovuto riprodurre su un bambino innocente la narrazione cristiana della morte di Gesù, non se lo chiesero né il monaco che redasse le cronache, né soprattutto i giudici di Norwich che fecero sterminare la piccola comunità ebraica di Norwich, lasciando in un fosso le salme recentemente ritrovate. Come nessuno si chiese per secoli perché gli ebrei, che rispettano la proibizione biblica dell’omicidio e l’interdizione, ripetuta spesso nelle Scritture, a cibarsi di ogni tipo di  sangue e anche delle sue piccole tracce nella carne, avrebbero dovuto impastare il pane azzimo col sangue delle loro vittime – un dettaglio che si aggiunse alla calunnia nei decenni immediatamente successivi a Norwich, quando l’accusa di uccidere bambini cristiani dilagò come un’epidemia.

     

    La congiura mondiale degli ebrei

     

    Vi è ancora un testo che dev’essere citato per capire l’importanza di questo episodio. Nel 1177  Thomas di Manmouth, il monaco che più lavorò per santificare William, il bambino ucciso a Norwich e condannare gli ebrei, scrisse un libro, in cui raccontò che Theobald [un ebreo convertito, che avrebbe incontrato a Cambridge, di cui non sappiamo altro] gli disse che gli ebrei di Spagna si radunavano ogni anno a Narbonne, per disporre “il sacrificio annuale prescritto” perché “negli antichi scritti dei nostri Padri è scritto che gli ebrei, senza spargimento di sangue umano  non potevano né ottenere la loro libertà, né potevano mai tornare in patria. Perciò anticamente era stabilito che ogni anno si doveva sacrificare un cristiano  in qualche parte del mondo dimostrare disprezzo per Cristo, per vendicarli perché la morte di Cristo li aveva resi schiavi in esilio. Ogni anno gli ebrei di Narbonne tiravano a sorte per determinare il paese in cui si sarebbe svolto il sacrificio.” Anche questo brano velenoso costituisce una prima volta: la più antica ricorrenza di quell’idea della “congiura mondiale degli ebrei” che nel secolo scorso troviamo nei famigerati “Protocolli dei Savi di Sion” e nella propaganda nazista e che ancora oggi è diffusissima in ambienti islamisti e integralisti cristiani. Insomma le povere vittime di Norwich ci testimoniano, dopo nove secoli, del momento in cui l’antisemitismo, da pregiudizio religioso e pretesto per saccheggi si trasforma in accusa legale e oggetto di pubblica persecuzione.

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