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    L’uomo nello spazio? Ci vogliono immaginazione, impegno e ….tanti soldi

    In occasione di EBRAICA – Festival Internazionale di Cultura, settimana colma di eventi culturali promosso dalla Comunità Ebraica di Roma, Marco Panella, uno dei curatori del Festival il cui tema è stato “Space. The final Frontier”, ha moderato un interessante incontro, il cui titolo era “Space. The Visionary Economy”.

    Fin dall’antichità l’uomo ha guardato la Luna e le stelle, sognando un giorno di poter scoprire di più di questi corpi celesti, nel 1865, la corsa allo spazio inizia nella fantasia grazie all’iniziativa privata. In ‘Dalla Terra alla Luna’ di Jules Verne sono i multimiliardari soci del Gun Club di Baltimora a decidere di lanciare un proiettile sulla Luna. Un secolo dopo, la vera corsa allo spazio fu fatta dalle agenzie spaziali di stato, soprattutto in quel quadro della guerra fredda che culminò con lo sbarco del primo uomo sulla Luna, con la Missione Apollo. Cinquant’anni dopo, un gruppo di miliardari come Jeff Bezos, Richard Branson ed Elon Musk stanno per realizzare ciò che Verne ha scritto più di un secolo e mezzo fa.

    Tra gli ospiti dell’incontro anche il presidente della Fondazione Amaldi, Roberto Battiston, e l’astrofisica Patrizia Caraveo. Ma anche il ricercatore del Cnr ed esperto di detriti spaziali, Luciano Anselmo, Remy Cohen, un economista che ora sta studiando un modello di redditività per fare economia dello spazio. E due imprenditori nel settore della Space Economy, l’ad di Telespazio Luigi Pasquale e Mattia Barbarossa, un ragazzo di 18 anni, che dopo aver vinto un premio dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e il Google Lunar XPrize, ricevendo come premio un ufficio nell’Università dell’Alabama, la stessa dove nacque il primo razzo, ha deciso di aprire una propria società nel settore aerospaziale, la Sidereus Space Dynamics, diventando il più giovane CEO e CTO del settore.

    Un settore il cui giro d’affari è di 350 miliardi a livello mondiale e 1,6 miliardi in Italia. Una cifra che nei prossimi anni crescerà esponenzialmente, poiché come ha esposto in maniera illuminante il ragazzo prodigio Mattia Barbarossa, “l’uomo è spinto della curiosità, e questo ha portato inevitabilmente l’umanità a guardare allo Spazio”, dove gli sbocchi economici sono infiniti, dall’agricoltura alle telecomunicazioni, dal settore militare allo spionaggio fino ad arrivare addirittura alla medicina.

    Un settore in cui l’Italia, occupa un posto di tutto rispetto, come ricorda Panella, infatti “le tradizione e le potenzialità le abbiamo, se si pensa che l’Italia il suo primo satellite lo lanciò nel 1964: appena sette anni dopo lo Sputnik”, sottolineando inoltre che “lo scorso marzo è stato lanciato il satellite Prisma: una missione completamente italiana, con un lanciatore italiano, che dalla sua orbita a quota di 620 chilometri è in grado di osservare la Terra con lo strumento iperspettrale operativo più potente al mondo, in grado di acquisire 240 bande spettrali e di riconoscere, oltre alle forme degli oggetti, la firma degli elementi chimici presenti in essi.”

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