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    Quale futuro per le yeshivot americane?

    I Padri Fondatori avevano affidato al Primo Emendamento, che protegge tra le altre libertà quella religiosa, la speranza di evitare tensioni tra Stato laico e cittadini osservanti. Gli Stati Uniti restano uno dei Paesi che ancora oggi meglio tutela il principio della libertà religiosa, ma come scrive Michael Astrue, che ha ricoperto ruoli di prestigio nelle amministrazioni di Reagan, Bush padre e figlio e Obama, negli ultimi anni, l’establishment scolastico statunitense «è diventato sempre più di sinistra, laico, militante e intollerante». Suoi esponenti di spicco non mancano di rispolverare antichi pregiudizi. Una deriva ben dimostrata dalla recente intervista a Randi Weingarten, presidente della Federazione Americana degli Insegnanti, che ha respinto le opinioni degli ebrei americani sull’istruzione perché «sono ora parte della classe dominante».

     

    In questo quadro si colloca il duello ingaggiato dalle autorità dello Stato di New York con le yeshivot, un sistema di istruzione frequentato, secondo le ultime statistiche, da ben 150 mila studenti. Sull’argomento è stato appena pubblicato un saggio a più mani, “Liberty and Education: A Case Study of Yeshivas vs. New York”. Gli autori documentano i persistenti sforzi dello Stato di New York per chiudere le scuole ebraiche o per costringerle ad abbandonare gran parte dei loro curricula, omologandole a quelle pubbliche.

     

    La disputa ha radici antiche. Da duecento anni scuole private e religiose difendono i rispettivi modelli. Ma solo recentemente la pressione delle autorità è diventata così alta da minacciare la sopravvivenza del sistema di insegnamento ebraico ortodosso, e non solo.

     

    A fornire frecce all’arco delle autorità pubbliche, anche una disputa interna al mondo ortodosso. Quando, nel 2018, il New York Times pubblicò un articolo dal titolo: “Gli alunni ricevono una formazione inferiore nelle yeshivot?”, accanto al pezzo campeggiava la foto di una scuola ebraica del Queens. Il direttore della yeshiva scrisse una lettera di protesta, sottolineando che sei diplomati della yeshiva recentemente erano stati ammessi ad Harvard. Il New York Times pose riparo, nel suo sito web, cambiando la foto con quella di Naftuli Moster. Insoddisfatto del livello di istruzione ricevuto da bambino in una yeshiva, Moster ha fondato un’organizzazione, la Young Advocates For Fair Education (YAFFED) che si batte affinché gli studenti delle scuole ebraiche di New York rivendichino un’educazione laica, sostenendo che attualmente le yeshivot condannano chi le frequenta alla povertà, non insegnando a sufficienza le materie necessarie a realizzarsi nella società americana contemporanea. Sulla spinta di YAFFED, nel 2018, il Dipartimento dell’Istruzione dello Stato di New York ha diramato linee guida draconiane, secondo le quali le yeshivot dovrebbero dedicare la grande parte del tempo di studio all’insegnamento delle stesse materie che vengono insegnate nelle scuole pubbliche, pena la perdita dei fondi elargiti agli studenti più bisognosi per libri di testo e altro. Nel marzo del 2019, un gruppo di persone che difende l’insegnamento ebraico, Parents for Educational and Religious Liberty in Schools, assieme a cinque associazioni di scuole cristiane, ha fatto causa al Dipartimento dell’Istruzione, sostenendo che le linee guida violano la Costituzione. Il giudice ne ha sospeso l’attuazione, ma solo sulla base di argomentazioni procedurali. Quindi, la questione resta aperta. La legge dello Stato di New York chiede alle scuole private curricula “sostanzialmente equivalenti” a quelli delle scuole pubbliche, ma su cosa significhi “sostanzialmente equivalenti” il dibattito è aperto. L’ispezione condotta dal Dipartimento dell’Istruzione dello Stato di New York su 28 yeshivot ha rilevato che in due casi il curriculum rispetta i requisiti, nella maggioranza degli altri è in via di adeguamento.

     

    La questione ha risvolti filosofici. Nelle yeshivot, studenti di madrelingua yiddish, sviluppano complesse facoltà di critica e interpretazione attraverso lo studio di testi religiosi nelle lingue in cui sono scritti, ebraico, aramaico. I genitori che indirizzano i figli verso le yeshivot reputano gli studi religiosi almeno altrettanto importanti delle materie tradizionali (matematica, fisica). Sottolineano l’importanza di dare valore alla vita, al di là dei risultati materiali. E in ogni caso le capacità di ragionamento critico acquisite nelle yeshivot non sono affatto inferiori a quelle sviluppate nelle scuole pubbliche. Al fondo della questione, c’è il principio della libertà di scelta e dei limiti regolatori dello Stato. I padri fondatori ci ricordano che gli Stati Uniti sono nati attorno al principio della libertà. Le cronache dimostrano che questo principio ora è sempre più spesso messo in discussione.

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