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    RICICLAGGIO: 23 PAESI A RISCHIO FINANZIAMENTO TERRORISMO

    L’Arabia
    Saudita, la Nigeria e la Tunisia, ma anche territori Usa come Porto Rico, le
    Samoa Americane, le Isole Vergini e l’isola di Guam. Sono tutti Paesi extra Ue,
    con alcuni dei quali l’Italia e altri Paesi Ue hanno importanti rapporti economici,
    che la Commissione Europea ritiene abbiano “carenze strategiche” nei
    rispettivi ordinamenti per quanto riguarda le norme antiriciclaggio e il
    contrasto al finanziamento del terrorismo. L’esecutivo comunitario ha stilato
    una nuova lista che comprende 23 Paesi considerati a rischio: le banche e gli
    altri soggetti tenuti a rispettare le norme Ue antiriciclaggio dovranno fare
    maggiori controlli (due diligence) sulle operazioni finanziarie che riguardano
    i clienti e le istituzioni finanziarie con sede in questi Paesi “ad alto
    rischio”, al fine di identificare i flussi di denaro sospetti. La nuova
    lista è stilata in base a metodologie più severe rispetto al passato, in base
    alla direttiva antiriciclaggio in vigore dal luglio 2018.

    La
    Commissione ha adottato la lista sottoforma di regolamento delegato; ora verrà
    sottoposta all’approvazione del Consiglio e Parlamento Europeo (cosa che deve
    avvenire entro un mese, con una possibile proroga di un altro mese).

    I 23 Paesi
    considerati a rischio sono Afghanistan, Samoa Americane, Bahamas, il Botswana,
    Corea del Nord, Etiopia, Ghana, Guam, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan,
    Panama, Porto Rico, Samoa, Arabia Saudita, Sri Lanka, Siria, Trinidad e Tobago,
    Tunisia, Isole Vergini Usa, Yemen. Di questi, solo 12 sono già inclusi nella
    lista della Fatf (Financial Action Task Force), organizzazione intergovernativa
    creata nel 1989 per lottare contro il riciclaggio, ma altri 11 non lo sono,
    come ad esempio l’Arabia Saudita, la Nigeria e Panama.

    Per la
    commissaria europea alla Giustizia Vera Jourova, l’Ue ha fissato “gli
    standard antiriciclaggio più robusti del mondo, ma dobbiamo assicurarci che il
    denaro sporco che arriva da altri Paesi non riesca ad infiltrarsi nel nostro
    sistema finanziario. Il denaro sporco è la linfa vitale del crimine organizzato
    e del terrorismo: invito i Paesi che sono nella lista a porre rimedio
    rapidamente alle loro carenze. La Commissione è pronta a lavorare a stretto
    contatto con loro per affrontare questi problemi, nell’interesse di entrambe
    le  parti”. (Tog/AdnKronos)  

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