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    Seminare e costruire nell’educazione

    Il libro Zerià ubiniàn bachinùkh – “Seminare e costruire nell’educazione”, contiene la trascrizione di una serie di lezioni tenute da rav Wolbe ad un gruppo di genitori sul tema della formazione dei bambini. 

    Rav Shlomo Wolbe è stato uno dei maggiori educatori dell’ultima generazione. Autore di importanti opere di morale, insegnò in varie Accademie rabbiniche. Wolbe nacque a Berlino nel 1914 in una famiglia colta e legata al movimento illuminista ebraico tedesco.  

    Dopo il Ginnasio studiò psicologia e fisica all’università di Berlino e successivamente, deciso ad intraprendere studi talmudici, si trasferì prima a Francoforte nella scuola rabbinica di Rav Yosèf Brayer e poi a Mir e a Stoccolma. Nel 1946 rav Wolbe si trasferì in Israele e lì, nel 1949 assieme a Rav Shemuèl Shapira istituì la scuola Beèr Yaakòv. Nel 1982 si trasferì a Gerusalemme, dove aprì la scuola rabbinica di Ghivàt Shaùl e continuò a trasmettere lezioni di morale di Talmùd e di Torà fino al giorno della sua morte, avvenuta il 25 Aprile 2005 – 16 di Nissàn 5765. In questo articolo faremo solo un breve sunto delle prime pagine introduttive dell’opera di questo importante Maestro del ’900.

     

    Seminare e costruire

    Ogni bambino, per poter crescere in modo sano e produttivo, ha bisogno di edificare in se stesso, innanzitutto con l’aiuto di entrambi i genitori, due aspetti fondamentali per il futuro della propria vita che Wolbe definisce la fioritura e la costruzione. 

    La fioritura e la costruzione sono due atti diversi tra loro. 

    In natura la fioritura è un processo spontaneo. Un seme, dopo essere stato interrato, germoglia per conto proprio, un albero cresce da solo e così un fiore.

    Una costruzione invece dipende interamente dalla costante azione. È l’uomo che deve porre innanzitutto le fondamenta e poi i mattoni, uno dopo l’altro, fino al totale completamento di una casa.

    Ogni bambino ha una propria individuale natura, un carattere personale che non deve mai essere cancellato per nessun motivo. Le attitudini innate e radicate in ognuno di noi non devono mai essere considerate superflue o insane, ma prese sempre in assoluta considerazione. Ma ogni “fioritura” necessita di una costante “costruzione” attenta e graduale senza la quale il seme e la pianta potrebbero velocemente marcire e morire. La Mishnà insegna: a cinque anni si studia Torà; a dieci la Mishnà; a quindici il Talmùd….(Avòt 5, 21), e sulla base di tale insegnamento Wolbe scrive: 

    vi sono diverse fasi nel processo di costruzione di una persona e la formazione impartita ad ogni livello deve essere adatta allo sviluppo naturale del bambino.  

    Questa è una regola fondamentale nel campo dell’educazione. È vietato chiedere ad un bambino cose che ancora non può comprendere e mettere in pratica perché in caso contrario egli le rifiuterà con forza, se ne allontanerà il più possibile e il suo sviluppo spirituale potrà avere in futuro gravi danni.

    L’attenzione alle diverse fasi della vita, fondamentali per la costruzione e la comprensione della natura personale del bambino sono i due aspetti fondamentali per la crescita poiché

    Se si permette al bambino di fiorire senza curarsi anche della sua costruzione – costui diventerà un selvaggio. Se si edifica un bambino senza tener conto della sua personale capacità di sviluppo – ne faremo un automa.

    L’unione delle due cose assieme, della sua capacità di sviluppo e della sua personale costruzione – questa è vera educazione.

     

    Il tempo e il modo dell’educazione

    Per Rav Wolbe ogni istante della vita ha la propria fase di “costruzione” che, se lasciato scorrere inutilmente, non potrà mai più essere recuperato e se si anticipa per la trasmissione di un valore si faranno solo danni spesso irreparabili:

    Ci sono tempi precisi per la semina. Al principio dell’inverno si sementa e se ci si attarda fino al tempo delle piogge tutto sarà inutile. Se invece si semina troppo tardi il chicco deteriora nella terra e da esso non fiorirà alcunché. Anche se si anticipa troppo il momento della semina non vedremo alcun successo in quanto il terreno non sarà ancora pronto per accogliere il seme. insomma, si deve cogliere l’attimo propizio…Se non si insegna al bambino la giusta cosa nel tempo debito – è come se si “seppellissero” le sue potenzialità. Se costui non coglie in sé il seme nel giusto momento non vi sarà la fioritura desiderata, non si svilupperà un uomo vitale sia nel campo della fede sia nel campo della cultura e perciò è come se si affossasse il futuro del fanciullo.

    La pazienza, l’attenzione al giusto istante per trasmettere una vera educazione, la comprensione della natura del bambino, il sorriso e l’esempio personale senza costringere solo con forza e rigore un figlio ad assumere comportamenti spesso adatti ad altre forme di carattere o ad altre età è ciò che potrà portare un giorno alla fioritura e alla costruzione di un vero ebreo. Concludiamo solo con un piccolo pensiero di rav Wolbe, uno dei grandi Maestri del mondo ortodosso Ashkenazita: 

    … Si chiede spesso al fanciullo di restare seduto tutto il tempo al tavolo di Shabbàt anche se il pasto dura un’ora o un’ora e mezza e a volte persino di più. Per un bambino piccolo ciò è intollerabile. Un bimbo non può restare seduto tutto questo tempo. Egli deve gironzolare, giocare, per cui restare fermo è ben al di sopra delle sue possibilità e non crediamo sia necessario qui spiegare quanto non sia un bene costringerlo. L’intenzione dei genitori è certamente buona, si vuole essere costruttivi, trasmettere la sacralità ma per fare ciò si opprime il bambino e costui non può essere “costruito” con richieste al di sopra delle sue possibilità. Il risultato educativo sarà certamente svantaggioso ma il danno si noterà più avanti, quando egli crescerà, perché ogni fastidio vissuto dal fanciullo in età di crescita potrà generare più tardi gravi conseguenze.

    Che Hashèm benedica sempre i nostri bambini. Amèn.

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