Skip to main content

Ultimo numero Maggio-Giugno 2024

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    Slivovitz: il distillato degli ebrei ashkenaziti ottiene il riconoscimento dell’UNESCO

    Slivovitz, ne avete mai sentito parlare? Si tratta di un famoso distillato che viene dall’Est ma che è in realtà amato in tutto il mondo: un’acquavite di prugne tradizionalmente associata alla Pasqua ebraica da molti ebrei ashkenaziti. Lo Slivovitz, conosciuto anche con i nomi di ‘slivoviz’ o ‘slivovica’ è noto come la bevanda tradizionale della Serbia che viene ricavata dalla varietà di prugne Pozega, tipiche delle regioni dell’Europa orientale dove da tempo oltre il 70% della produzione nazionale di questo frutto viene adibito per la produzione dello Slivovitz. La bevanda, fatta prevalentemente di frutta con una gradazione alcolica piuttosto elevata, arriva ad oscillare tra i 40 e i 45 gradi. Il famoso Slivovitz è stato aggiunto recentemente all’elenco delle Nazioni Unite di articoli come “patrimonio culturale immateriale” (UNESCO).

     

    La decisione è stata presa alla conferenza dell’UNESCO in Marocco questa settimana, negli stessi giorni in cui la Francia ha condotto con successo una campagna per l’inclusione della baguette nell’elenco. Non sono stati gli ebrei a guidare la battaglia per il riconoscimento del famoso brandy, ma piuttosto la Serbia, dove la bevanda rappresenta un vero pilastro della tradizione, come lo è in gran parte dei Balcani, dell’Europa orientale e centrale. È lì che gli ebrei acquisirono la tradizione della bevanda alcolica per la prima volta, secondo quanto spiegato da Martin Votruba, un professore di studi slovacco le cui ricerche includevano la storia dello Slivovitz. “Gli ebrei avrebbero acquisito questa bevanda dopo essersi trasferiti nei regni europei – ha detto Votruba alla rivista Moment nel 2014 – facendo dello Slivovitz parte della loro cultura”.

     

    La bevanda, divenne particolarmente associata agli ebrei polacchi nel XIX secolo, poiché le popolazioni ebraiche divennero importanti nel campo della produzione di alcolici e nella gestione di locande e taverne. Gli ebrei trovarono dunque un’utilità speciale nello Slivovitz, specialmente a causa dell’osservanza delle leggi ebraiche sulla kasherut. A differenza del vino, del brandy tradizionale e di alcuni tipi di vodka, lo Slivovitz essendo prodotto con le prugne, faceva sì che la bevanda fosse considerata facilmente kosher non essendo soggetta alle stesse regole che si applicavano, e si applicano ancora oggi, alle bevande alcoliche a base di uva. La stessa radice “sliva” significa prugna nelle diverse lingue slave. E a differenza della birra, del whisky e di altri tipi di vodka, lo Slivovitz non contiene grano o altri cereali, per questo è sempre stata idonea per il consumo durante la Pasqua ebraica. Senza contare poi che la bevanda è da sempre molto economica permettendo quindi a tutte le tasche di poterne giovare.

     

    La Fondazione Slow Food per la Biodiversità presso l’Università italiana di Scienze Gastronomiche ha scritto in un abbecedario sulla bevanda: “Gli ebrei ortodossi polacchi adottarono l’acquavite di prugne come [loro] spirito festivo”, che in alcuni casi divenne noto in polacco come Śliwowica Paschalna o letteralmente Passover slivovitz”.  Quando gli ebrei polacchi arrivarono in massa in America, portarono con sé lo Slivovitz, che divenne rapidamente associato alla comunità ebraica. Oggi, gran parte dello Slivovitz venduto negli Stati Uniti viene commercializzato da ebrei. E sebbene la sua popolarità sia diminuita nel tempo, la bevanda si può ancora trovare su alcuni tavoli del kiddush delle sinagoghe. E in generale rimarrà per sempre nella memoria culturale degli ebrei americani.

     

    Basti pensare all’autore Michael Chabon che scelse lo Slivovitz come il distillato preferito per il suo detective di lingua yiddish: Meyer Landsman in “The Yiddish Policemen’s Union”, un romanzo poliziesco ambientato a Sitka, in Alaska. Lo stesso nel film di Barry Levinson del 1990, “Avalon”, che racconta la storia di una famiglia di immigrati ebrei polacchi negli Stati Uniti, lì il distillato viene presentato come la bevanda preferita del padre del protagonista. “Non ha mai bevuto acqua. E oh, ragazzo, poteva bere! Come si chiamava quella roba che beveva sempre?» chiede uno dei personaggi, e un altro risponde: “Slivovitz. Slivovitz. Lo chiamava “blocco e caduta”. Ne bevi un sorso, cammini per un isolato e cadi”. Così, nonostante un periodo in cui la popolarità dello Slivovitz era in notevole decrescita, oggi la bevanda sta vivendo una rinascita nostalgica: è recentemente apparso nei menu di diversi bar alla moda di New York City, come il Second Floor Bar & Essen della Second Avenue Deli, che prepara cocktail a tema ebraico con Manischewitz che con lo Slivovitz, come così come Kafana, un ristorante serbo ad Alphabet City.

    CONDIVIDI SU: