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    La tregua tra Israele e Hamas ha subito una nuova violazione da parte dell’organizzazione terroristica. Martedì, a Rafah, un’unità di Hamas ha aperto il fuoco contro mezzi militari dell’IDF operanti in un’area sotto pieno controllo israeliano, uccidendo il riservista Efraim “Efi” Feldbaum, 37 anni, padre di cinque figli. Feldbaum aveva scelto di servire nelle riserve anche senza obbligo, deciso a difendere la sua terra da chi intende annientarla.
    Il governo israeliano ha risposto con attacchi mirati contro strutture e comandanti di Hamas in tutta la Striscia. Secondo fonti militari, sono stati eliminati oltre 30 terroristi in posizioni di comando, distrutti tunnel, siti di produzione d’armi e basi operative a Gaza City, Jabaliya, al-Bureij e Khan Yunis. È stata una reazione netta e determinata, voluta per riaffermare che la sicurezza dei soldati e dei civili israeliani non è negoziabile.
    Le violazioni non sono iniziate ieri. Israele aveva autorizzato Hamas ad accedere a zone oltre la “linea gialla” per cercare le salme degli ostaggi, sotto supervisione della Croce Rossa. I terroristi hanno invece approfittato dell’accesso per localizzare depositi d’armi e rafforzare posizioni. Nei giorni scorsi Hamas ha perfino inscenato il ritrovamento di resti di un ostaggio defunto consegnando frammenti di un ostaggio già identificato in passato da Israele e già sepolto, un atto di cinismo che ha svelato di nuovo la crudeltà di Hamas.

    Il riservista ucciso Efraim Feldbaum

    Di fronte a questa catena di provocazioni, Gerusalemme ha scelto la fermezza: colpire i responsabili e poi ristabilire il cessate il fuoco per mantenere aperto il varco negoziale sul ritorno degli ostaggi. Israele ritiene che almeno 10 delle 13 salme degli ostaggi possano essere restituite se Hamas decidesse di cooperare. La scelta di non restituirle è un ricatto che sfrutta il dolore delle famiglie e la comunità internazionale.
    Anche gli Stati Uniti hanno riconosciuto il diritto di Israele a reagire. Durante la sua visita in Asia, il Presidente Donald Trump ha affermato che la risposta israeliana “non compromette la tregua” e ha avvertito nuovamente Hamas: “Se non si comportano bene, saranno distrutti.”
    Il sacrificio di Feldbaum colpisce nel profondo la società israeliana. Amici e parenti lo ricordano come un uomo coraggioso, legato alla sua comunità e al dovere verso il Paese. La sua morte è la testimonianza che la difesa di Israele richiede determinazione e prontezza a colpire il nemico.
    Allo stesso tempo, a Gerusalemme cresce la convinzione che Hamas stia sfruttando la tregua per ricostruire capacità militari e riaffermare controllo sulla popolazione di Gaza. La decisione di colpire i terroristi e poi tornare al cessate il fuoco non nasce da ingenuità ma da un obiettivo chiaro: ogni giorno di tregua deve essere un giorno in più per ripotare gli ostaggi, non per Hamas. Se l’organizzazione continuerà a scegliere la linea del ricatto, Israele non potrà sentirsi vincolato a una calma solo apparente.
    Un alto funzionario della sicurezza sintetizza così il momento: «Non stiamo tornando alla guerra, ma non permetteremo che Hamas giochi con la vita dei nostri soldati e delle nostre famiglie. Ogni violazione avrà un prezzo sempre più pesante». Il messaggio è diretto e privo di ambiguità: la tregua è possibile soltanto se Hamas rispetterà l’accordo senza continuare a violarlo.
    Tutti in Israele sanno che la pace non si regala a chi fa del terrorismo la propria identità. Feldbaum è l’ennesima dimostrazione che il nemico non ha abbandonato l’idea di colpire e destabilizzare. Per questo, la società israeliana resta vigile, unita attorno alle famiglie degli ostaggi e ai soldati che difendono il Paese. Hamas potrà anche illudersi di guadagnare tempo, ma prima o poi capirà che non c’è spazio per chi usa i civili come scudi e i caduti come moneta di scambio. Israele non arretrerà su questo punto, perché la sicurezza dello Stato ebraico viene prima di tutto.
    La tregua è stata ristabilita ma resta chiaro un punto strategico: Hamas continuerà a violare gli accordi finché non capirà che il prezzo di ogni infrazione sarà più alto del vantaggio tattico ottenuto. Questo messaggio può essere trasmesso soltanto con la forza mirata e sostenuta. Fino a quel momento, Israele dovrà mantenere la pressione per disinnescare il ricatto e costringere Hamas a scegliere tra la resa dei conti e l’isolamento totale.

    ISRAELE

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    ISRAELE

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    ISRAELE

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    ISRAELE

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    ITALIA

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