Skip to main content

Scarico l’ultimo numero

Scarica il Lunario 5784

Contatti

Lungotevere Raffaello Sanzio 14

00153 Roma

Tel. 0687450205

redazione@shalom.it

Le condizioni per l’utilizzo di testi, foto e illustrazioni coperti da copyright sono concordate con i detentori prima della pubblicazione. Qualora non fosse stato possibile, Shalom si dichiara disposta a riconoscerne il giusto compenso.
Abbonati

    ‘’Non facciamo storie’’: riflessione sul rapporto tra i ragazzi e il web al Festival Ebraica

    Qual è il rapporto dei
    ragazzi col web? Quanto ha inciso la pandemia nel modo di approcciarsi degli
    adolescenti al mondo digitale? Queste sono alcune delle domande a cui hanno
    cercato di dare risposta nel talk di Ebraica – Festival Internazionale di
    Cultura: “Non facciamo storie. Ragazzi nel web” lo psicoterapeuta Stefano
    Amati, il delegato alla Cultura e Politiche Giovanili della Regione Lazio
    Lorenzo Sciarretta, l’imprenditore digitale Alex Zarfati e alcuni ragazzi della
    scuola ebraica, moderati dal direttore di Shalom Ariela Piattelli.

    “Che la pandemia
    avrebbe influenzato il mondo dei giovani era apparso chiaro fin dall’inizio”
    spiega Zarfati, che si è soffermato su come il primo lockdown ha cambiato
    radicalmente il modo di relazionarsi col mondo esterno. “È mutato il rapporto
    con lo studio e con i genitori” ha sostenuto, aggiungendo che i device
    elettronici “sono diventati gli strumenti attraverso il quale i ragazzi si sono
    interfacciati con l’esterno durante la quarantena” e ciò ha portato ovviamente
    a delle conseguenze.

    A soffermarsi proprio
    su quali siano state le ripercussioni dell’isolamento forzato per più di tre
    mesi è stato lo psicologo Stefano Amati che ha sottolineato come dal 2020 al
    2022 ci sia stato un incremento preoccupante delle psicopatologie, tra cui
    ansia e isolamento sociale.

    “Dobbiamo aiutare i
    ragazzi ad avere meno paura” ha affermato Amati, che ha spiegato il modo
    attraverso il quale cerca di aiutare i suoi pazienti: facendogli capire che la ‘guerra
    è finita’”.

    “Molti adolescenti
    sono intrappolati in un mondo simile, fatto di paura, e noi dobbiamo aiutarli a
    far capire loro che il peggio è passato”. E per farlo, spiega lo psicologo,
    dobbiamo far sì che riprendano confidenza col mondo esterno.

    Da questo punto di vista
    proprio la Regione Lazio è stata la prima ad affrontare il tema della crisi
    psicologica dovuta all’isolamento forzato. Lorenzo Sciarretta ha voluto
    illustrare il piano triennale della regione. “Stiamo aiutando i giovani ad
    affrontare il problema della crisi psicologica, e per farlo stiamo attuando un
    piano di prevenzione e coesione sociale da 11 milioni di euro” ha affermato.

    “Ho vissuto
    l’isolamento come un infortunio”, ha spiegato Daniel parlando di come avesse
    vissuto l’isolamento forzato. “Il periodo attuale è per me quello della
    riabilitazione, ed è il momento peggiore, perché siamo in una situazione in cui
    non si è tornati del tutto alla normalità” ha aggiunto, sottolineando come il
    Covid gli abbia insegnato a non dare nulla per scontato. “Anche un abbraccio o
    una carezza adesso assume per me tutto un altro significato” ha detto Shirel,
    che ha raccontato, assieme a Samuel, le sensazioni e l’esperienza della
    quarantena.

    CONDIVIDI SU: