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    “Il cibo ci unisce” lo chef Ruben Bondì presenta il suo libro

    “Il cibo ci unisce. Non puoi fare un piatto stellato se non conosci
    gli ingredienti tradizionali”. Creatività, amore per la materia prima e scorza
    di limone sono il mix perfetto per descrivere la filosofia culinaria di Ruben
    Bondì, il giovane chef romano che ogni giorno inventa nuove ricette dal balcone
    di casa, gridando ai passanti “Ao che te voi magnà?”.

    Ad un mese dalla pubblicazione del suo primo libro che prende il
    nome dall’omonimo canale social “Cucina con Ruben”, lo chef ha raccontato le
    sue ricette e la sua esperienza in  una
    presentazione speciale con tanto di show cooking alle Industrie Fluviali – Ecosistema
    Cultura. L’evento è stato organizzato dal Centro di Cultura Ebraica, dalla
    Direttrice Giorgia Calò e da Micol Temin, dall’Assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di
    Roma Giordana Moscati e da Industrie Fluviali, nella persona di Maria Teresa
    Diodati, Ceo di Industrie Fluviali e Presidente di Pingo.

    A dialogare con Ruben l’autore televisivo e podcaster Pablo
    Trincia.

    “L’idea della cucina in balcone è nata un anno fa quando ho avuto
    il covid ed ero in quarantena a casa dei miei genitori – racconta Ruben – Ho
    messo un tagliere su un condizionatore e ho iniziato a filmarmi mentre
    cucinavo. Poi ho iniziato a chiedere alle persone quali fossero i loro
    ingredienti preferiti, cosa avessero mangiato a pranzo e alla fine ho voluto
    chiedere loro cosa volessero mangiare e per puro caso un operaio mi ha risposto
    e gli ho fatto un panino”.

    Il libro non è solo un semplice ricettario, ma una sorta di
    autobiografia culinaria che racconta come è nata la passione di Chef Ruben
    nella cucina delle nonne con i piatti della tradizione giudaico romanesca.

    “Moltissimi piatti della tradizione nascono per restrizioni dovute
    alle regole della kasherut, o a escamotage a cui dovevano ricorrere gli ebrei
    nel Ghetto – racconta ancora Ruben – Ad esempio, due famosissimi piatti come la
    minestra di pesce e gli aliciotti con l’indivia nascono proprio nel Ghetto
    ebraico che si trovava in Sant’Angelo in Pescheria dove c’erano i mercati
    ittici, ma gli ebrei dovevano accontentarsi solo degli scarti o dei pesci
    poveri. Così un piatto fatto di scarti è diventato tipico della cucina
    italiana. Ma la storia più bella, secondo me, ce l’ha la crostata di ricotta e
    visciole, simile alla torta della nonna che era aperta sulla superficie: agli
    ebrei era vietato acquistare i prodotti caseari, quindi per nascondere la
    ricotta coprivano la torta con uno strato superiore”.

    Alle ricette tradizionali si affianca anche qualche piatto
    gourmet, frutto di esperienze all’estero e dal desiderio di conoscere le storie
    e le tradizioni di altri paesi.

    “Il mio sogno è quello di girare tutte le comunità ebraiche in
    Europa e nel mondo per scoprire le loro tradizioni culinarie e come riescono ad
    adattarle alle ristrettezze della kasheruth e poter cucinare insieme alle
    nonne” conclude Ruben.

    Una serata animata dalla spontaneità dello chef che si riflette
    anche nei suoi piatti, tra aneddoti, risate e dialogo con il pubblico.

    Questa presentazione è stata inoltre il primo evento nell’ampio
    spazio di eventi e coworking di Industrie Fluviali, nato proprio grazie ad una
    famiglia ebraica, come ha raccontato la Presidente Diodati, e che con questo
    evento ha voluto rafforzare e dare il via ad una serie di collaborazioni con il
    Centro di Cultura Ebraica.

     

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