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    “Il nostro quartiere”: i bambini delle quinte elementari riscoprono l’antico Ghetto con la fotografia

    Se dovessimo chiedere ad un bambino che cosa sia il l’antico Ghetto ebraico, questi risponderebbe che è la via intorno alla scuola e ai ristoranti. Non tutti infatti, soprattutto i più piccoli, conoscono davvero i luoghi che costituiscono il Quartiere Ebraico e sono a conoscenza della loro importanza storica.

     

    È proprio alla riscoperta del Ghetto che è stato dedicato il progetto di fine anno per tre classi quinte, la V A, la V C e la V D, della scuola elementare Vittorio Polacco, ideato dal maestro di teatro Graziano Sonnino, in collaborazione con la scuola ebraica e con le morot Sandra Della Rocca, Dafna Di Segni ed Emma Sermoneta.

     

    Un progetto volto a far riscoprire ai bambini i luoghi del Quartiere Ebraico, non solo la Piazza delle Cinque Scole e il Tempio, ma anche i cancelli e Largo 16 ottobre e raccontarli in modo particolare: attraverso la fotografia.

     

    “L’idea per questa iniziativa mi è venuta leggendo il libro ‘Un paese – esperienze di drammaturgia infantile’ di Sergio Liberovici e Remo Rostagno, un esperimento teatrale degli Anni Settanta, in cui un maestro di teatro e un insegnante di una scuola elementare maschile decidono di dare una fotocamera ai bambini e mandarli in giro per il loro paese a scattare fotografie liberamente – racconta Graziano Sonnino a Shalom – Perciò abbiamo pensato di chiamare due esperti: Marco Misano che è stato la nostra guida turistica all’interno del Quartiere ebraico e la fotografa Micol Funaro, perché abbiamo pensato che la fotografia potesse essere uno strumento valido per raccontare i luoghi del Ghetto. Micol ha tenuto una lezione teorica di fotografia e poi ha accompagnato i bambini, insieme a me e alle morot, in un’uscita, perché potessero mettere in pratica gli insegnamenti e fotografare i luoghi del Ghetto”.

     

    “Il nostro quartiere”, così viene chiamato il progetto, ripercorre in diversi capitoli la storia fotografica della cosiddetta Piazza: l’antichità del Ghetto, le fontane del Quartiere Ebraico, le porte e i cancelli, le quattro chiese e il Tempio, il 16 ottobre e infine Storia a pancia piena.

     

    “I bambini hanno fatto delle foto bellissime con la macchinetta fotografica che Micol ha messo a loro disposizione – racconta ancora Graziano Sonnino – Al rientro in classe le morot hanno chiesto delle relazioni sulla loro esperienza che poi abbiamo raccolto per realizzare il copione della mostra itinerante che si terrà a scuola il 31 maggio, in cui i bambini saranno le guide e accompagneranno i genitori nei luoghi della scuola, spiegando loro il percorso che hanno fatto, alternando anche dei momenti teatrali”.

     

    Un’esperienza unica per i bambini, che oltre ad aver scoperto che il Ghetto non è soltanto la piazza davanti alla scuola, hanno potuto scoprire nuove passioni e dare prova delle loro capacità come veri professionisti.

     

    “Purtroppo per fare le foto e vedere cosa stai fotografando devi chiudere un occhio, io non ci riuscivo, tutte le volte quindi fotografavo il pavimento. Poi ho capito la tecnica. Ero orgogliosa di me che avevo fatto delle foto” è il pensiero di un’alunna della V D.

     

    “Il giorno che sono andata a fare le foto ho provato delle emozioni uniche – scrive una bambina della V A – Provavo paura, ma nello stesso tempo gioia. Paura perché pensavo di non essere in grado di fare delle belle fotografie e quindi temevo di fare un disastro; gioia perché ero felice di fotografare posti nuovi”.

     

    “Mio padre ha una macchinetta piuttosto simile a quella di Micol e quando voglio fare delle foto lui tiene la corda della macchinetta perché ha paura che mi cada – aggiunge un alunno della V C – Quindi questa volta avevo paura che mi cadesse. Da questa esperienza ho imparato che mio padre si deve fidare di più di me e che fare le foto da soli è bellissimo!”.

     

    L’idea è stata realizzata grazie al lavoro concertato tra il gruppo di teatro, gli esperti del settore e le morot che hanno guidato e accompagnato i bambini, dando vita ad un percorso che va al di là dell’insegnamento didattico classico e che favorisce anche la scoperta delle proprie radici.

     

    “I ragazzi hanno colpito moltissimo sia me che le insegnanti – spiega Graziano Sonnino – Fanno spesso dei lavori interessanti, ma questa volta uscire fuori e trovarsi al centro di Roma, faccia a faccia con luoghi ricchi di storia, ha reso più naturale per loro raccontare le emozioni che hanno provato. La fotografia è stata fondamentale, perché ti permette di focalizzare un elemento e zoomare letteralmente sulle sue caratteristiche. I bambini inoltre sono rimasti molto colpiti nel comprendere davvero cosa significasse vivere nel Ghetto, delimitato da porte e cancelli, senza poter uscire e vivere con il resto della popolazione, così come nel ripercorrere la storia del 16 ottobre”.

     

    La mostra-spettacolo si terrà il 31 maggio, il 1° giugno e il 7 giugno e occuperà diverse sezioni della scuola, dalle elementari al piano delle medie, proprio a simboleggiare il passaggio delle classi quinte ad una scuola di grado superiore.

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