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    Addio a Leone Limentani – La sua grandezza era la semplicità

    “Yeudà, attà yoducha achecha…”

    “Yeudà, ti ringrazieranno i tuoi fratelli” (Genesi, 49-8)

     

    Così inizia la benedizione che Giacobbe da a suo figlio Yeudà. Così voglio iniziare queste poche righe per ricordare una grande persona della nostra Comunità, Leone Yeudà Limentani. Sono tanti i fratelli che lo devono ringraziare. Qui da noi, nella nostra Comunità per la sua generosità, sempre molto riservata, per le persone meno fortunate, ma anche molti fratelli in Eretz Israel. Assiduo frequentatore del Tempio maggiore, era impossibile non notarlo. Era lui che per primo ti veniva incontro e ti salutava sempre calorosamente. Amava quel tempio che per tanti anni ha frequentato insieme a suo padre. Amava i bei canti delle tefilloth di rito romano e lo si capiva dalle risposte che faceva al chazan, al cantore del tempio. Raccolse subito l’appello di Rav Vittorio Chaim Della Rocca z.l. di donare un sefer in memoria del Rabbino Panzieri z.l.

     

     Aveva una particolare predisposizione nel capire quando qualcuno aveva un problema ed era sempre pronto, attraverso una parola o un abbraccio, a cercare di aiutarti.

     

    Un uomo colto amante dei libri. Si vantava del numero dei volumi che aveva nella sua biblioteca e nelle nostre chiacchierate si capiva che quei libri li aveva letti tutti. Particolarmente divertente era la “gara” che faceva col Morè Nello Pavoncello z.l. su chi avesse più volumi e ogni volta che lo incontrava gli raccontava compiaciuto dei nuovi acquisizioni.

     

    Avevo con lui un rapporto di grande affetto che iniziò da quando ero un ragazzetto che iniziava a fare il chazan e ricordo i suoi affettuosi incoraggiamenti. Successivamente negli anni ’90 abbiamo fatto insieme una legislatura nel consiglio della Comunità ebraica di Roma e il suo impegno fu al massimo delle sue possibilità come era solito fare quando si impegnava in quello a cui credeva.

     

    C’è una cosa in particolare che mi mancherà. Ogni anno, il giorno di Kippur, quando finivo la tefillà di shachrtih, era il primo a venirmi incontro e a dirmi: ”Chazzaq e grazie!” In quel grazie c’era tutta la sua filosofia, la passione, la signorilità, l’apprezzamento per aver seguito una tefillà che amava particolarmente.

     

    In uno degli ultimi anni a Kippur gli chiesi di darmi la berachà, perché mio padre non c’era più e alla fine ci abbracciammo in lacrime. Dopo quell’abbraccio il nostro affetto aumentò. Mi chiese di celebrargli le nozze d’oro, cosa che feci con grande piacere. Ed è così che lo voglio ricordare: felice con la signora Lucetta, circondato dall’affetto dei figli, dei nipoti, ma soprattutto dei tanti amici che lo stimavano.

     

    Grazie mio caro fratello (anche del Benè Berith) per avermi concesso la tua amicizia sincera e per avermi insegnato quello stile sobrio fatto di piccole cose, ma che hanno fatto di te un grande uomo.

     

    Yehì zicrò baruch!

     

    Che il suo ricordo sia benedetto!

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