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    Commento alla Torà. Parashà di Mass’è: la mitzvà di risiedere in Eretz Israel

    La parashà di Mass’è è l’ultima del Sèfer
    Bemidbàr (Numeri). In essa è scritto che l’Eterno comandò agli israeliti di
    cacciare gli abitanti della terra di Cana’an, di prenderne possesso e di
    insediarsi in essa con queste parole: “L’Eterno parlò con Moshè nella pianura di Moav vicino al [fiume]
    Giordano in prossimità [della città] di Gerico dicendo: Parla con i figli
    d’Israele e dì loro che quando attraverseranno il Giordano [entrando] nella
    terra di Cana’an dovranno scacciare tutti gli abitanti del paese davanti a loro
    e distruggere tutte le pietre effigiate, tutte le loro immagini di getto e
    tutti i loro luoghi consacrati. Dovrete scacciare gli abitanti di quella terra
    e abitarla voi poiché a voi ho destinato quel paese qual possesso” (Bemidbàr, 33:50-53). Shalom Haggiag in
    Segulat Israel (n.3, 5755) scrisse un articolo sull’argomento che riassumiamo
    in parte.

     Il
    Nachmanide (Girona, 1194-1270, Acco) commentando l’ultimo versetto, afferma
    che “Risiedere nella terra e prenderne possesso è una mitzvà prescrittiva, perché [gli israeliti] non devono disprezzare
    quello che il Signore ha dato loro. E se venisse loro in mente di conquistare
    la terra di Shin’ar o l’Assiria o altre terre per risiedervi, trasgredirebbero
    la mitzvà del Signore […] e non
    dobbiamo lasciare la terra [d’Israele] nelle mani dei canaaniti o di altri in
    nessuna generazione […] perciò è una mitzvà
    prescrittiva per [tutte] le generazioni e ognuno di noi è obbligato [a
    metter in atto questa mitzvà] persino
    durante [il periodo del] l’esilio come è noto da molti passi del Talmud…”.    

     Va notato tuttavia che il Maimonide (Cordova, 1138-1204, Il
    Cairo) nel Sèfer Ha-Mitzvòt, che elenca
    tutte le 613 mitzvòt della Torà, non
    include la mitzvà di risiedere in
    Eretz Israel nel conto. Tuttavia nel Mishnè
    Torà, che è la sua grande opera di halakhà,
    egli scrive: “Bisogna sempre [cercare] di abitare in Èretz Israel, perfino in
    una città abitata da una maggioranza di gentili piuttosto che abitare al di
    fuori della terra [d’Israele] perfino in una città abitata da una maggioranza
    di israeliti […] e come è proibito
    uscire dalla terra [d’Israele] per andare in altri paesi, così pure è proibito
    uscire dalla Babilonia per andare in altri paesi […] (Hilkhòt Melakhìm, 5:12). Il Maimonide permette di uscire da Eretz
    Israel solo per sposarsi, per studiare Torà, per recuperare dei debiti dai
    gentili e scopo di affari.

    I commentatori del Maimonide hanno
    offerto varie spiegazioni alla mancata inclusione di questa mitzvà nel conto delle 613 mitzvòt della Torà.

    R.
    Yitzchàk Leon ibn Tzur (Spagna, XVI secolo e.v) che fu rav ad Ancona tra
    gli anni 1535 e 1546, nella sua opera
    Meghillàt Ester, scritta in difesa del Maimonide, scrive: “La mitzvà di prendere possesso della terra
    e di risiedervi fu in vigore solo nei giorni di Moshè, Yehoshùa’ e Davìd e per
    tutto il periodo in cui non furono esiliati. Tuttavia, una volta esiliati dalla
    loro terra, questa mitzvà non è in
    vigore per tutte le generazioni fino all’arrivo del Mashìach …”.

     Il tosafista R. Chayìm Kohen (Kettubòt 110b),
    afferma che “al giorno d’oggi la mitzvà
    di risiedere in Èretz Yisrael non è
    in vigore per via dei pericoli del viaggio” (le crociate) e “perché
    ci sono diverse mitzvòt legate alla
    terra d’Israele che non saremmo in grado di osservare pienamente”. 

     Tuttavia R. Yosef di Trani (Safed, 1568-1639, Costantinopoli) detto il
    Maharit, e considerato il più grande dei decisori halakhici dopo la cacciata
    degli ebrei dalla Spagna, obietta alle ultime affermazioni di R. Chayìm Kohen e
    scrive che la mitzvà di risiedere in Èretz Yisrael è indipendente dalle mitzvòt agricole e scrive “… la mitzvà di risiedervi vale anche oggi
    anche se [la terra] è desolata, come ha scritto il Nachmanide” (responsi
    Maharit, Y.D. II, 28). Il Maharit
    inoltre afferma che la seconda parte delle affermazioni di R. Chayìm Kohen è
    un’aggiunta apocrifa di qualche studente. Secondo il Maharit, R. Chayyìm Kohen
    afferma solo che la mitzvà non è in
    vigore quando il viaggio è pericoloso.

    R.
    Moshè Feinstein (Belarus, 1895-1886, New York) scrive che la maggior parte
    dei posqìm sostiene che questa mitzvà sia in vigore anche oggi: si
    compie una mitzvà andando ad abitare
    in Èretz. Non è però obbligatorio
    risiedervi, altrimenti il Maimonide avrebbe scritto che è proibito abitare
    nella Diaspora e non che è proibito uscire da Èretz Israel (Even ha-‘Èzer, I, 102).    

    Donato Grosser

    (Nella foto,
    una cartibaa di Eretz Israele con l’assegnazione della terra alle diverse
    tribù)

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