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    Commissione Segre, via Elio Toaff a Roma, Lungomare Arafat a Palermo, lotta all’antisemitismo in Europa. Intervista a Ruth Dureghello, tra preoccupazioni e speranze

    Negli ultimi giorni si sono susseguiti una serie di eventi che hanno destato soddisfazioni e preoccupazioni. Al Senato è stata approvata la mozione proposta da Liliana Segre sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza. Tuttavia, le 98 astensioni hanno suscitato critiche e perplessità. Nelle stesse ore, le intitolazioni delle strade a Rav Elio Toaff a Roma e a Yasser Arafat a Palermo hanno comunicato messaggi distinti. A mente fredda, abbiamo fatto il punto con la Presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello per capire la portata di ciascun tassello e per comprendere le dinamiche sociali e politiche in corso.

    È un momento complicato. Anzitutto, faccio dei distinguo tra le vicende politico-istituzionali e gli elementi amministrativi legati alla toponomastica. L’istituzione di questa commissione Segre ha sicuramente una valenza positiva che si evince già dalla stessa denominazione: accoglie dalla Senatrice la sua storia, il suo impegno nell’educazione, lanciando un messaggio importante, quello della lotta all’odio e al razzismo. Tuttavia, l’astensione di alcuni partiti la consideriamo una scelta sbagliata e molto pericolosa, poiché lascia spazio a numerose ambiguità, alla possibilità di strumentalizzare il contrasto all’odio e all’antisemitismo che dovrebbe invece mettere tutti d’accordo. Le forze politiche devono necessariamente prendere atto di un momento di crisi su questi temi. Con questi atteggiamenti rischiano di provocare conseguenze di cui si devono assumere la responsabilità.

    Proteste di piazza si susseguono in tutto il mondo. Se Cile, Libano, Hong Kong e altri Paesi ci appaiono lontani geograficamente e socialmente rispetto all’Italia, la Francia dei gilet gialli è un esempio a noi molto vicino. Cosa si può fare per evitare un malcontento sociale che potrebbe finire per individuare sulla base di atavici pregiudizi negli ebrei i colpevoli di situazioni di crisi, come purtroppo spesso avvenuto in passato?

    È fondamentale proprio per questo che la politica si esprima all’unanimità su questi temi. La solidità delle istituzioni sui valori fondanti del nostro Paese è presidio e garanzia per la serenità dell’intero continente, che sta vivendo una fase di crisi economica, politica, sociale e soprattutto culturale. La politica deve dunque sentirsi responsabile.

    Parallelamente ci sono elementi di tipo amministrativo e locale. Quale valenza assumono in questo contesto?

    Il tema, pur essendo separato, è complementare. Quanto avvenuto a Palermo è un esempio di come alcune situazioni si vogliano far passare come lecite in maniera forzosa: ciò che di fatto è avvenuto è l’intitolazione di una via a un terrorista, a colui ancora al quale ancora oggi vengono imputate responsabilità su quanto avvenuto a Roma nel 1982. Il fatto che la città di Palermo decida di dedicargli una strada implica un riconoscimento in lui di un modello. Arafat ha rappresentato un terrorismo che ha colpito anche l’Italia. La toponomastica ha una valenza importante: i nomi delle strade rappresentano i punti di riferimento valoriale per una città; se tra questi figura un terrorista, qualcosa non torna. Al contrario, abbiamo bisogno di modelli positivi, inclusivi, che incoraggino la cultura, l’educazione: l’intitolazione a Roma della via a Rav Elio Toaff va proprio in questa direzione.

    Si sta muovendo qualcosa anche a livello di Unione Europea per fronteggiare concretamente il riemergere di sentimenti antisemiti?

    In questa situazione così confusa e pericolosa sono stati già individuati degli strumenti che potrebbero essere di grande supporto. L’Unione Europea già da un paio d’anni ha emanato delle risoluzioni per impegnare i Paesi: tra queste, la nomina di un commissario straordinario per il contrasto all’antisemitismo. Ciò garantirebbe un presidio con una figura chiave, con valenza istituzionale, in un settore specifico e difficile quale la lotta all’antisemitismo. Parimenti, per delimitare queste competenze in un ambito ben identificato, è stata elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA una definizione di antisemitismo che contiene in sé non solo i temi di memoria, revisionismo, negazionismo, ma anche quel fenomeno di antisionismo che oggi si esprime attraverso il BDS, censure, odio verso Israele, che costituisce una forma moderna di antisemitismo. Tutte le forze suprematiste si stanno muovendo in Europa e bisogna fronteggiare questo fenomeno e le conseguenze nefaste che può comportare. Le istituzioni devono rendersi conto del problema e adottare la definizione in questione, che si può rivelare uno strumento imprescindibile per giudicare seriamente ciò che spesso è definito come goliardata, opinione politica, gesto di un folle.

    Quale il messaggio finale tra potenziali pericoli ed elementi di speranza?

    Non dobbiamo creare il panico, anzi; bisogna però rimboccarsi le maniche, agire nei diversi contesti, dalle aule parlamentari ai tribunali fino ai media, con il fine ultimo di non piangere morti per appartenenza religiosa o politica. Noi rivendichiamo di appartenere a un’umanità sana, ci mettiamo a disposizione per aiutare a costruire il futuro, come ha fatto il Rabbino Elio Toaff, che per noi costruisce un esempio da seguire.

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