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    ROMA EBRAICA

    Due pagelle dimenticate

    Anni fa, io e mia moglie Daniela stavamo controllando una vecchia scatola di fotografie e documenti. Improvvisamente il mio sguardo e la mia mano si posarono su due documenti ingialliti e con i bordi consumati dal tempo. Erano due pagelle scolastiche, la prima dell’anno 1939-1940, XVIII Anno dell’Era Fascista, la seconda del 1940-1941, XIX Anno dell’Era Fascista, differente in quanto aveva un’intestazione in alto con la scritta “Sezione Ebraica”. Il nome, scritto con una grafia ordinata sia sulla prima che sulla seconda pagella era quello di mio suocero: Franco Di Castro.

    Il fatto che la seconda pagella rechi scritta in alto l’intestazione “Sezione Ebraica” è la prova documentale, burocratica e spietata, della segregazione attuata dal Regio Decreto del 1938. Il cuore mi balzò in gola. Sapevo per i racconti di famiglia che gli studenti ebrei erano stati costretti a lasciare la scuola quando le leggi razziali del 1938 entrarono in vigore, ma non avevo mai visto nulla di tangibile che lo provasse. La prima pagella ingiallita e fragile recava ben evidente il timbro del Direttore, con il nulla osta per il trasferimento ad altra scuola, con accanto una firma poco leggibile dello stesso. Quel timbro e quella firma sul “Nulla osta per il trasferimento” non parlano di una scelta, ma di un’espulsione. Raccontano il momento in cui un bambino, suo malgrado, è stato prelevato dalla sua normalità e inserito in un sistema separato. In quel momento le pagelle non erano solo dei semplici documenti, ma testimonianze vive e concrete di una pagina buia della nostra storia, di dolore collettivo, di un’intera generazione costretta a nascondersi, a cambiare nome, a rinunciare ai sogni. Quelle pagelle erano il simbolo di una legge che con una firma aveva spezzato l’inizio della sua vita scolastica e dei suoi cari.

    Sentii dentro di me una forza crescente e una determinazione a non dimenticare. Presi le due pagelle, le riposi delicatamente in una busta di plastica e con mia moglie decidemmo che quelle pagelle avrebbero vissuto oltre le nostre mani. Avrebbero dovuto essere mostrate, raccontate, lette ad alta voce nelle scuole ed essere poste in un luogo, come un museo, dove la memoria è ancora viva. Tutto ciò affinché qualcuno ricordasse la legge che aveva cercato di cancellare il signor Franco Di Castro non avrebbe mai avuto l’ultima parola. Così con le due pagelle strette tra le mani io e mia moglie ci ripromettemmo che la loro storia non sarebbe rimasta sepolta in quella vecchia scatola di documenti. Sarebbe stata la luce che avrebbe illuminato le tenebre del passato, ricordando a tutti che la libertà è un diritto inalienabile e che il silenzio non è mai una risposta.

    Le pagelle del signor Franco Di Castro sono ora esposte al Museo Ebraico di Roma e non saranno dimenticate. Diverranno parte di un patrimonio collettivo. Ogni studente, ricercatore o cittadino che le incontrerà, vedrà oltre il timbro e la firma: vedrà un bambino, una famiglia, un sogno interrotto.

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