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    Mo’ed di Piombo. 1793 cronaca di un miracolo e di uno scampato pericolo per gli ebrei romani

    Oggi
    ricorre per la Comunità ebraica di Roma l’anniversario di un piccolo ma
    straordinario miracolo: un improvviso e forte acquazzone che consentì di
    spegnere un incendio appiccato dal popolino romano che intendeva mettere a
    fuoco il ghetto di Roma. Un gesto violento e temerario con il quale la plebe
    voleva respingere i venti di libertà e lo spirito egualitario che arrivavano da
    oltralpe.

    I
    fatti sono noti e sono stati raccontati in un saggio pubblicato alcuni anni fa da
    Giancarlo Spizzichino che sulla
    scorta di nuovi documenti rintracciati nell’archivio della
    comunità ebraica romana fornisce una visione a tutto tondo di cosa avvenne.

    Il
    13 gennaio 1793
    Nicolas Hugo de Basville,
    diplomatico francese di transito a Roma, vestito con la
    coccarda tricolore simbolo della
    rivoluzione, viene assassinato dalla
    plebaglia a Palazzo Palombara in
    centro. E’ diffusa l’idea che anche in ghetto vengono conservate coccarde
    tricolori e che sia un covo di rivoluzionari.

    14
    gennaio. Un gruppo di trasteverini, monticiani e regolani, si dirigono verso il ghetto con le fascine
    per appiccarvi il fuoco, ma vengono convinti a desistere da due frati. Lo
    stesso giorno a mezzanotte i
    manifestanti ci riprovano e rapiscono Salomone di Segni con la minaccia “o muori o fatti cristiano” (permarrà 40
    giorni presso la casa de’ Catecumeni
    dove le pressioni non fecero effetto). Terzo tentativo di dare fuoco alle porte
    del ghetto, respinto dalle guardie papaline. Alle 23 della
    notte una pioggia battente fa desistere i facinorosi. Il ghetto rimane chiuso e
    sorvegliato per otto giorni, senza la
    possibilità per i capifamiglia di recarsi fuori a svolgere quei piccoli lavori da cui traevano il sostentamento, aggravando la povertà di tutti quei nuclei – la stragrande maggioranza – che ricevevano il
    sussidio dalla comunità.

    La
    drammatica situazione economica degli ebrei romani fu alleviata da ben nove
    Università Israelitiche, rispondendo alla
    struggente richiesta d’aiuto rivolta loro dai fattori Tranquillo Del Monte,
    Isaia di Castro e Samuele Moro, fornirono aiuti economici.

    Superato
    il brutto momento la comunità si
    interrogò: si poteva vedere l’azione di Dio nella
    salvezza inaspettata giunta dalla pioggia che aveva spento il fuoco e gli animi
    dei più facinorosi?

    Nel
    solco di una tradizione millenaria, a Roma venne istituita la celebrazione del Moed di piombo (dal
    colore del cielo scuro come il piombo, ndr.) a cura della
    confraternita Ezra’ bezarod – che possedeva tanto di statuto, sede e
    dotazione economica – i cui membri si riunivano nella
    scola siciliana e recitavano uno
    speciale formulario di inni e
    invocazioni composte per l’occasione da David Bondì’ e stampato a cura di Yaaqov
    Caivano.

    Con
    il trascorrere del tempo questa ricorrenza e un po’ caduta nell’oblio. Ma da
    alcuni anni un gruppo, riunito intorno ai frequentatori del tempio di via Monteverde,
    ha deciso di recuperare i significati e la storia di questo miracoloso evento.

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