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    Or Lamishpachot al Tempio Maggiore: l’abbraccio della comunità ebraica di Roma alle famiglie dei soldati israeliani uccisi

    Entrano all’interno del Tempio Maggiore accompagnati dai canti dei
    bambini e trovano un’intera comunità ad accoglierli. Dopo due anni di
    interruzione a causa della pandemia, 60 genitori dell’Associazione Or Lamishpachot
    sono tornati a Roma per un soggiorno di quattro giorni tra cerimonie, eventi e
    iniziative intorno alla festa di Purim. Sono genitori che hanno perso i loro
    figli, soldati dell’esercito che combattevano per difendere lo Stato d’Israele
    o vittime di attentati terroristici.

    “Sono onorata e commossa di potervi accogliere in questa Comunità
    che attraverso la voce dei nostri bambini ha voluto trasmettere il calore e
    l’affetto di tutti noi – ha sottolineato la Presidente della Comunità Ebraica
    di Roma Ruth Dureghello, che insieme al Rabbino Capo Rav Riccardo Di Segni ha
    accolto le famiglie – Quando abbiamo iniziato questa avventura accogliendo le
    prime famiglie abbiamo scoperto quanto fosse importante essere uniti e stare
    vicini. Il dolore che voi portate e la grande forza ci uniscono”.

    Il progetto è nato nel 2016 con l’intento di regalare, anche se
    solo per poco, un sorriso a quelle famiglie che hanno visto il loro mondo
    crollare. Da allora numerose sono state le persone venute a passare qualche
    giorno a Roma, non a caso proprio nel periodo della festa di Purim.

    “Una cosa è sempre stata certa: la scelta di Purim, perché i
    nostri maestri ci hanno insegnato che Amalek si combatte con forza e questa
    Comunità dopo quello che ha vissuto, con la Shoah e l’attentato del 9 ottobre, ha
    sempre avuto la sensazione che un attentato, ovunque sia, abbia sempre la
    stessa matrice – ha detto Riccardo Pacifici – Ma voi avete pagato il prezzo più
    caro. I vostri figli sono caduti per la difesa dello Stato d’Israele”.

    Una cerimonia fatta di sorrisi, lacrime, musica, canti, ma
    soprattutto tanta emozione davanti alle testimonianze dei genitori.

    “Sono sicuro che sappiate chi sono queste persone che sono venute
    qua da voi – racconta Uri da Kfar Saba, un padre che ha perso suo figlio lo
    scorso anno mentre faceva il servizio militare – Noi siamo famiglie che hanno
    perso la speranza, che hanno perso il futuro. È molto difficile stare in questa
    situazione. Facciamo parte di una delle associazioni più belle che esistono in
    Israele. Questa attività ci ha fatto uscire dal buio e ci ha portato qui da
    voi. Il vostro canto ci ha dato la speranza”.

    Le famiglie rimarranno a Roma fino all’8 marzo.

    A rendere possibile l’iniziativa è stata la partecipazione di
    tanti volontari che hanno collaborato senza sosta per regalare ai partecipanti
    un momento di gioia; tra questi Riccardo Pacifici; Arieh Zibri, amatissimo ex
    shaliach del Bené Akiva che oggi guida il gruppo di Or Lampishpachot in
    Italia; Sabrina Mieli, Emilia Di Veroli, Lello Mieli, Raffaele Terracina,
    Daniel di Porto, Mino Di Porto, David Barda, Claudio Spizzichino, Michael
    Bendaud e Giovanni Terracina.

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