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    PROBLEMI DI HALAKHÀ CONTEMPORANEA ALLA LUCE DELLA PARASHÀ SETTIMANALE. LE SCRIVERAI SUGLI STIPITI DELLA TUA CASA E DELLE TUE PORTE (DEUT. 6, 9)

    Domanda:

    A metà degli anni 90 una signora si presentò alla scuola rabbinica Bet Davìd nella città di Cholòn ponendo la seguente questione: “Non sono particolarmente religiosa ma vorrei che sugli stipiti delle porte della mia casa vi fosse almeno la mezuzà. So che questo è un precetto perché è scritto: le scriverai sugli stipiti della tua casa e delle tue porte (Deut 6, 9). Mio marito, però, è molto avaro e non è disposto a spendere del denaro per adempiere a nessuna mitzvà. Posso io sottrarre segretamente a lui del contante per eseguire il precetto, raccontando al mio consorte che le mezuzòt mi sono state regalare da un’associazione ebraica che aiuta ogni ebreo che desideri mettere in pratica una mitzvà?”.

    Risposta

    Vi sono due opinioni a riguardo. Rav Zilbershtein ritenne che la donna avesse il diritto di prelevare il denaro necessario per adempiere alla mitzvà della mezuzà in quanto era il marito a non dare alla moglie ciò che di diritto le spettava. Infatti nella Ketubbà, al momento del matrimonio, ogni uomo s’impegna a fornire alla moglie un decoroso alloggio, ma una casa senza mezuzà non è un vero domicilio ebraico. Perciò ogni donna ha il diritto di far pagare al marito ciò che costui aveva promesso nel momento della consegna della Ketubbà.

    Rav Eliashìv (1910 – 2012) non fu però d’accordo con rav Zilbershtein. Rabbì Yosèf Caro nel suo commento Bet Yosèf (O. Ch 13), a nome del Mordekhì, scrive che è permesso entrare e perfino vivere in una casa anche se priva di mezuzòt, in quanto non è scritto nella Torà: non abiterete in case prive di mezuzà. Se non fosse così, come potremmo noi dormire in camere d’albergo sprovviste di mezuzòt? Pertanto nel fornire alla moglie un’abitazione, sebbene priva di mezuzà, il marito adempie comunque a ciò che è scritto nella Ketubbà. Inoltre, nella Ketubbà non è scritto che la casa debba essere della donna ma che il marito s’impegna solo a fornire a questa un posto dove vivere. In pratica, la casa è del marito ed è lui che deve adempiere al precetto suddetto, com’è scritto: … sugli stipiti della tua casa … delle tue porte.

    Conclusione

    La donna non può prendere del denaro dal marito per adempiere al precetto in quanto si tratterebbe di un furto e non di un diritto ed è assolutamente vietato dalla Torà commettere una trasgressione per adempiere ad un precetto. La donna potrà perciò vivere nella casa anche senza mezuzà e la colpa della trasgressione non ricadrà su di lei ma sul consorte, legittimo proprietario dello stabile.

    Rav Roberto Colombo

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