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    PROBLEMI DI HALAKHÀ CONTEMPORANEA: PARASHÀ REÈ. E LA SUA VOCE ASCOLTERETE (DEUT. 13, 5)

    E se ciò che il Signore ci vuol dire
    non si ascolta?

    Domanda – Accadde a New York. Durante
    un Bar Mitzvà – una maturità religiosa – la confusione al tempio
    era arrivata all’estremo. Le parole cantate dal lettore della Parashá non si
    riuscivano a sentire perciò il Rav del tempio ordinò al Chazàn di interrompere la lettura del Sèfer
    e disse al Gabbay di riporre la pergamena all’interno dell’Aròn Ha- Kòdesh. Nel
    Bet Ha-kenèset quest’atto generò scalpore e proteste ma il Rabbino rispose che
    la mancanza di rispetto per il tempio e per la lettura della Parashà gli imponeva di fare ciò. Il Rav ha agito correttamente?

    Risposta

    Alla domanda giunta ad un Bet Din di
    Gerusalemme rispose Rav Kaniewsky: “Il Rabbino ha certamente agito secondo
    la norma. Che senso ha mai leggere la Torà per chi non ha assolutamente l’intenzione
    di ascoltare? Se la maggior parte del pubblico chiacchiera, la lettura della
    Parashá può certamente essere interrotta e il Sèfer Torá deve essere
    riposizionato all’interno dell’Aròn.

    In questo caso, il Rav del Tempio
    andrebbe pure ringraziato dal pubblico e certamente non criticato. I Maestri, infatti,
    insegnano che è grandissima la punizione mandata dal Signore a coloro che a
    causa delle continue chiacchiere non ascoltano la lettura della Parashà, pertanto il Rabbino ha pure evitato alla Comunitá una
    punizione divina.

    Rabbènu
    Nissìm, nel suo commento al trattato talmudico di Betzà (8
    a) ritiene inoltre che si possa agire con severità affinché
    il pubblico capisca la gravità del proprio agire. Pertanto, la
    confusione al tempio va assolutamente fermata, anche a costo di interrompere la
    lettura di una Parashà“.

    Quando la risposta di Rav Kaniewsky fu
    presentata a Rav Eliashìv, costui disse: “Sono d’accordo con rav Kaniewsky. Il
    Rabbino del tempio ha agito correttamente. Lo si può imparare anche da Moshè che
    alla vista del vitello d’oro decise di non leggere i Dieci Comandamenti
    ricevuti sul Sinái e di dimostrare agli ebrei la gravità del
    fatto spezzando le Tavole del Patto. Il popolo ebraico, grazie a ciò, fece
    Teshuvà – pentimento. Forse ciò che ha fatto il Rabbino del tempio a
    New York aiuterà anche il pubblico a capire la gravità del
    proprio agire e a come ci si deve comportare durante una funzione”.

    Rav Roberto Colombo

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