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    Da Roma alla Moldavia per aiutare gli ebrei ucraini – Il viaggio di solidarietà del gruppo di volontari Cer

    Sono partiti con una macchina ed un camion frigo con 1500 chili di cibo kasher e beni di prima necessità. Da Roma verso il punto di confine in Moldavia, Alberto, Daniel, David, Giuseppe e Jonathan, sono passati per le montagne innevate, e anche per le tempeste, per la Slovenia, poi la Romania, in un percorso fatto di strade buie e tortuose.

     

    Il gruppo di volontari, partiti per iniziativa della Comunità Ebraica di Roma, hanno portato agli ebrei ucraini un carico di aiuti in questa terribile guerra russa che avanza ogni giorno di più. «Non possiamo lasciarli soli, nessuno deve rimanere indietro. E’ questo il pensiero che ci ha spinto ad intraprendere il viaggio. I nostri fratelli ebrei stanno vivendo assieme a tutta la popolazione ucraina un vero incubo che ci riporta indietro nel tempo – spiega Daniel, nipote di due sopravvissuti alla Shoah, in un diario di viaggio fatto di messaggi vocali -. Il pensiero che un ebreo oggi non abbia di che nutrirsi, e sia spinto a fuggire, è insostenibile. E’ così che abbiamo deciso di partire senza pensarci un attimo».

     

    Il viaggio è iniziato dal centro di Roma con il saluto della Presidente Cer Ruth Dureghello e la Berachà, la benedizione, del Rabbino Capo Riccardo Di Segni. Poi circa settanta ore di percorso, con brevi soste, per compiere la missione di solidarietà e tornare a casa. «Questa esperienza, che porteremo per sempre dentro di noi, ci ha insegnato molto. – dice un volontario che ha partecipato alla missione – Ma c’è un momento che ci ha colpito in particolare: al confine tra la Romania e la Moldavia un signore ci ha consegnato medicinali, pannolini e giochi per i bambini. Così il nostro carico di aiuti è raddoppiato. Abbiamo vissuto questo evento quasi come fosse un miracolo dal cielo. Il più bel regalo di Purim che potevamo immaginare. Ma c’è tanto da fare. Come c’è tanta disperazione tra la gente. Noi andiamo dove gli ebrei hanno bisogno».

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