
Con la caduta del presidente venezuelano Nicolás Maduro si aprono non solo nuovi scenari nella politica internazionale, ma anche prospettive inedite per la comunità ebraica presente nel Paese da secoli, da tempo inserita in una realtà sempre più difficile a causa dell’antisemitismo.
In un’intervista rilasciata a Ynet News, Monica Davidovich, 64 anni, emigrata in Israele dal Venezuela, descrive una situazione di profonda paura per la comunità ebraica venezuelana in questi giorni. Davidovich osserva come l’antisemitismo nel Paese sia «spaventoso», a causa dello stretto legame instaurato dal governo Maduro con l’Iran. Ricorda inoltre come in passato in Venezuela esistesse una comunità ebraica fortemente sionista e ben integrata. Tuttavia, la situazione è iniziata a cambiare drasticamente nel 2009, quando Chávez, che ha sempre tenuto un atteggiamento apertamente filopalestinese, interruppe le relazioni diplomatiche con Israele. Da allora, afferma, l’esodo ebraico è aumentato progressivamente, fino a ridurre la comunità a circa 3.000 persone, concentrate principalmente a Caracas.
Parlando dei familiari ancora presenti nel Paese, Monica Davidovich racconta che i cugini di suo marito, con i quali è in contatto, descrivono una situazione di forte insicurezza. Afferma che oggi molti ebrei restano chiusi nelle proprie case e non osano uscire, mantenendo un profilo ancora più basso rispetto al passato.
Diviso in parti pressoché uguali tra sefarditi e ashkenaziti, l’ebraismo venezuelano è stato fortemente coinvolto nello sviluppo del Paese, partecipando a tutti gli aspetti della società. La comunità ebraica in Venezuela è rappresentata dalla Confederación de Asociaciones Israelitas de Venezuela (CAIV), affiliata venezuelana del Congresso Ebraico Mondiale.
Non è sicuro quando gli ebrei siano arrivati per la prima volta in Venezuela, ma la maggior parte delle fonti suggerisce che già verso la metà del 1500, vi fossero conversos (ebrei convertiti forzatamente al cristianesimo) che vivevano a Caracas e Maracaibo. Sebbene in quel periodo non esistessero comunità ebraiche organizzate, i contatti con mercanti provenienti dalle vicine colonie olandesi, come Curaçao, probabilmente favorirono l’arrivo di alcuni commercianti ebrei nel Paese. I secoli successivi non mostrano quasi nessuna traccia di vita ebraica in Venezuela.
L’arrivo di ebrei dal Nord Africa e, successivamente, dall’Europa orientale e centrale nel corso degli anni Venti del ’900 rafforzò l’ebraismo venezuelano e contribuì alla creazione di istituzioni comunitarie organizzate. Dopo la Shoah si registrò un nuovo afflusso di ebrei europei, nonostante le restrizioni all’immigrazione. La popolazione ebraica in Venezuela continuò a crescere nel decennio successivo, in particolare dopo la caduta del dittatore Pérez Jiménez nel 1958.
Durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, alcuni volontari ebrei venezuelani si recarono in Israele per combattere. La successiva espulsione dai Paesi arabi e musulmani rafforzò la comunità ebraica venezuelana, raggiunta anche da alcuni ebrei provenienti da altri Paesi dell’America latina attraversati dalle turbolenze degli anni ’70.
L’auspicio è che la caduta di Maduro rappresenti una svolta in positivo per il Paese e per gli ebrei venezuelani, consentendo loro di recuperare sicurezza e di tornare a essere parte integrante del Paese.












