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    Mondo

    Elezioni Usa 2024, accuse di antisemitismo nel team di Kamala Harris

    Il team di Kamala Harris, durante il processo di selezione del candidato alla vicepresidenza democratica nel 2024, avrebbe chiesto al governatore della Pennsylvania Josh Shapiro se fosse mai stato un “agente” o addirittura un “doppio agente” di Israele. È quanto riporta il New York Times, che ha ottenuto una copia anticipata del nuovo memoir di Shapiro, Where We Keep the Light, in uscita il 27 gennaio.
    Il governatore della Pennsylvania, unico candidato ebreo tra i possibili running mate, racconta che durante la fase di valutazione l’attenzione del team si sia concentrata in modo insistente sulle sue posizioni su Israele e sulla guerra a Gaza. “Ero forse un doppio agente per Israele?”, scrive, ricordando la propria reazione incredula a una domanda arrivata nelle fasi finali del processo. Alla sua obiezione, l’interlocutrice avrebbe replicato: “Beh, dobbiamo chiederlo”. A porre quelle domande sarebbe stata Dana Remus, ex consigliera legale della Casa Bianca e figura centrale del team di valutazione della Harris, che avrebbe spinto l’interrogatorio fino a chiedergli se avesse mai comunicato con un agente israeliano sotto copertura. “Se era sotto copertura, come avrei potuto saperlo?”, osserva Shapiro nel libro, precisando di ritenere che Remus stesse svolgendo il proprio incarico. Tuttavia, aggiunge, “il fatto che queste domande siano state rivolte proprio a me, l’unico ebreo, dice molto su alcune persone attorno alla vicepresidente”.
    Nel memoir, il governatore ammette di essersi interrogato più volte sull’equità del processo. “Mi chiedevo se le stesse domande fossero rivolte anche agli altri candidati o solo a me”, scrive, parlando di un persistente senso di disagio che ha accompagnato l’intera procedura.
    Aaron Keyak, ex vice inviato speciale degli Stati Uniti per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo, ha definito quanto emerso “un’indagine a sfondo antisemita”, sottolineando che “gli ebrei americani hanno diritto a essere trattati come qualsiasi altro cittadino”. Sulla stessa linea Deborah Lipstadt, già inviata speciale dell’amministrazione Biden, che ha parlato di “classico antisemitismo”.
    Dal team di Harris non sono arrivate risposte ufficiali. Né un portavoce della vicepresidente né Dana Remus hanno commentato le accuse. Nel suo memoir 107 Days, pubblicato nel 2025, Harris aveva accennato alle difficoltà politiche legate a Shapiro, citando le polemiche su Gaza e dubbi sulla sua disponibilità ad accettare un ruolo da numero due, affermazioni che lo stesso Shapiro ha successivamente definito “false”. Alla fine, Harris scelse il governatore del Minnesota Tim Walz come vice. Una decisione che, col senno di poi, ha avuto un peso anche sul piano elettorale: la Pennsylvania, Stato chiave, fu persa dai Democratici per circa 120 mila voti.

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