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    Camminare nel tempo (Giuntina) di Roberto Della Rocca

    Il tempo è sempre stato al centro delle grandi riflessioni intellettuali e filosofiche. Una delle più famose, ad esempio, è quella del filosofo francese Henri Bergson. Secondo il filosofo il nostro modo usuale di concepire il tempo come una successione di istanti della stessa durata, basato sul movimento delle lancette dell’orologio, è il frutto di un’operazione dell’intelletto, che “spazializza” il tempo dividendolo in segmenti tutti uguali. A questo tempo Bergson contrappone un tempo interiore e continuo che corrisponde invece a quello della nostra coscienza, nella quale i vari momenti si compenetrano gli uni negli altri. Questa durata interiore è l’autentica temporalità. Nell’ebraismo, il tempo acquisisce un’importanza predominante, specialmente in relazione all’osservanza delle Mitzvot (precetti) e delle festività ebraiche, che non a caso scandiscono il tempo e le stagioni dell’anno, e alla lettura delle Parashot (porzioni di lettura settimanali) della Torà.

    Proprio sul concetto di tempo si concentrano le riflessioni di Rav Roberto Della Rocca nel suo nuovo libro “Camminare nel tempo – Spunti e riflessioni su passi della Torà e sulle ricorrenze ebraiche”, edito da Giuntina. Non si tratta solo di una raccolta, bensì di un viaggio, che, scandendo appunto il tempo, accompagna all’interno delle fasi dell’anno ebraico. Partendo dalla Genesi, inframmezzando le festività e le ricorrenze, ci accompagna per mano fino all’ultimo libro della Bibbia. Questo testo è un compendio in grado di raccogliere tutta la spiritualità e la bellezza della tradizione ebraica senza rinunciare ai grandi temi dell’attualità, come la leadership comunitaria o l’ecologia. Una raccolta scritta magistralmente e con un linguaggio accogliente, che offre al lettore spunti di riflessione sulla Torà e sui suoi personaggi, rimandi talmudici e commenti dei Rabbanim. Una lettura intensa che sprigiona la sua forza nel coniugare, con vitalità, tutta  la bellezza del patrimonio ebraico con gioia anche nella narrazione dei momenti peggiori della storia del popolo ebraico.

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