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    Le quattro piccole parashòt del mese di Adàr

    R. Shelomo Yosef Zevin (Beralrus, 1888-1978, Gerusalemme) nel suo libro Ha-Mo’adìm be-Halakhà dedicò un capitolo separato all’argomento delle quattro piccole parashòt che normalmente vengono lette nel mese di Adàr. La lettura di queste piccole parashòt viene fatta dopo la parashà settimanale prima della haftarà e sono chiamate le parashòdi Shabbàt Shekalìm, di Shabbàt Zakhòr, di Shabbàt Parà e di Shabbàt Ha-Chòdesh. Nel 5783 quest’ultima viene letta dopo Vayakhèl-Pekudè.

                R. Zevin fa notare che nelle opere di Halakhà viene data particolare importanza a queste piccoleparashòt. Ai tempi della Mishnà non era ancora stato stabilita l’usanza  di leggere tutta la Torà nel corso di un anno; in Eretz Israel la lettura veniva completata nel corso di tre anni. Tuttavia queste quattro parashòt erano già parte della Halakhà. La loro lettura è infatti citata nel trattato Meghillà (cap 3, mishnà 4): “Quando il capo mese di Adàr cade di Shabbàt, si legge nella parashà dei Shekalìm (nella quale venne chiesto ai figli d’Israele di portare i shekalìm (sicli) per il Bet ha-Mikdàsh). […]. Nel secondo [sabato si legge] Zakhòr (per ricordare il male che ci fece ‘Amalèk). Nel terzo [sabato si legge la parashà della] Parà Adumà (la vacca rossa) e nel quarto [sabato si legge la parashà che inizia con le parole] “Ha-Chòdesh hazè lakhèm” (Questo è per voi il primo mese).  

                La prima parashà è quella di Shekalìm (Shemòt, 30: 11-16). Quando esisteva il Bet ha-Mikdàsh ogni uomo adulto doveva contribuire mezzo shèkel (una moneta di circa 7,3 grammi d’argento) per l’acquisto degli animali per i sacrifici pubblici. L’annuncio di pagare il contributo veniva dato nel capo mese di Adàr per dare tempo al pubblico di procurarsi il mezzo siclo. Il motivo era che all’inizio mese del mese seguente, Nissàn, gli amministratori del Bet ha-Mikdàsh dovevano acquistare gli animali per i sacrifici facendo uso dei nuovi sicli. Per ricordare il Bet ha-Mikdàsh si usa anche oggi leggere la parashà di Shekalìm nel bet ha-kenèsset. Dopo la distruzione del Bet ha-Mikdàsh, gli ebrei della Diaspora romana furono obbligati a contribuire i mezzi sicli all’erario imperiale, che li destinava al tempio di Giove. Durante il regno di Domiziano si arrivò a usare misure drastiche per fare pagare il “fiscus iudiaicus”. Queste misure furono abolite sotto il regno di Nerva che fece coniare anche una moneta con la dicitura “Fisci Iudiaici Calumnia Sublata”. 

                La seconda parashà è quella di Zakhòr (Devarim, 25:17-19) che si legge nel sabato che precede Purìm per accostare la distruzione di ‘Amalèk alla caduta di Hamàn. 

                Nella terza parashàParà (Bemidbàr, 19: 1-22), vengono insegnate le mitzvòt per la purificazione di coloro che sono venuti a contatto con un cadavere. Viene letta nel mese di Adàr per avvertire gli israeliti che per poter consumare l’agnello durante il sèder di Pèsach, devono purificarsi. 

                La quarta parashàHa-Chòdesh (Shemòt, 12:1-20) è quella che annuncia l’avvento del mese di Nissàn. In questa parashà sono insegnate le mitzvòt relative al Korbàn Pèsach. A differenza di altri korbanòt, il Korbàn Pèsach poteva essere consumato solo di notte fino a mezzanotte;  solo da coloro che si erano registrati in un gruppo; e doveva essere arrostito allo spiedo. 

                In questa quarta parashà è anche annunciata la prima mitzvà che l’Eterno comandò ad Israele.  Fu dato compito a Moshè e Aharon, e dopo di loro ai membri del Sinedrio, di stabilire i capi mese ricevendo le testimonianze di coloro che avevano visto la nuova luna.

                R.  Barukh Halevi Epstein (Belarus, 1860-1941) In Torà Temimà (Shemòt, p.88) fa notare che mentre ognuno può contare sette giorni e sapere che il settimo è sabato, il capo mese necessitava una decisione del Bet Din per evitare confusioni quando vi erano persone che vedevano la luna nuova in giorni diversi.

                

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