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    Parashà di Vaishlàch: La guerra contro la città di Shekhèm

    Nella parashà è raccontato che “Ya’akòv, al ritorno da Padàn Aràm, giunse incolume alla città di Shekhèm nella terra di Canaan, e si stanziò di fronte alla città. Acquistò per cento monete d’argento dai figli (del re) Chamòr, padre di Shekhèm, la parte del campo dove aveva piantato la sua tenda. Là costruì un altare presso il quale proclamò Dio, è il Dio d’Israele” (Bereshìt, 33:18-19). Le intenzioni di Ya’akòv e dei suoi figli erano quindi del tutto pacifiche. Il casus belli della guerra contro la città di Shekhèm fu che Dina, figlia di Ya’akòv, fu violentata dal figlio del re, il cui nome era come quello della città, Shekhèm. Dopo aver commesso il misfatto, Chamòr padre di Shekhèm venne da Ya’akòv per chiedere la mano di Dina per il figlio. 

                R. Elie’zer Ashkenazi  (Italia?- 1512-1585, Cracovia) che fu rav a Cremona,  in Ma’asè Hashèm (Cap. 24), fa notare che quando Chamòr venne da Ya’akòv per chiedere Dina in sposa per il figlio, non disse che Dina era stata violentata; disse che la ragazza era volente e che il figlio Shekhèm la desiderava. Questa falsità, di fare passare la sorella come una prostituta, fece infuriare i figli di Ya’akòv. 

                I figli di Ya’akòv per cercare di liberare la sorella, dissero che non erano disposti a dare in moglie la sorella a un uomo non circonciso. Avrebbero però accettato la proposta se si fossero circoncisi tutti. In quel caso: “Daremmo a voi le nostre figlie e noi prederemmo le vostre, abiteremmo insieme con voi, e saremmo un popolo solo. Ma se non acconsentirete a circoncidervi, prenderemo la nostra figlia e ce ne andremo” (34: 16-17).  I figli di Ya’akòv avevano parlato “be-mirmà”, in modo astuto. Non era cosa ragionevole pensare che gli abitanti di Shekhèm accettassero di circoncidersi. E invece avvenne l’impensabile. Il principe Shekhèm era talmente innamorato di Dina che si circoncise. Per convincere gli abitanti della città disse loro: “I loro armenti, i loro beni, tutto il loro bestiame, saranno cosa nostra…” (34:23). 

                R. Ashkenazi afferma che avendo saputo che gli abitanti della città avevano messo gli occhi sulle loro proprietà, i figli di Ya’akòv capirono che se avessero cercato di andarsene o di  riprendere Dina con la forza, gli abitanti della città che erano più numerosi di loro, li avrebbero attaccati e uccisi. La loro astuzia era diventata una trappola. E fu così che non appena gli abitanti di Shekhèm furono in pena per via della circoncisione, Shim’on e Levi, i tredicenni fratelli di Dina dalla stessa madre, fecero irruzione nella città, uccisero Shekhèm e Chamòr e tutti gli abitanti. 

                Ya’akòv  rimproverò i figli per quello che avevano fatto: “mi avete danneggiato, mettendomi in cattiva luce presso gli abitanti del paese […] se si unissero contro di me mi batterebbero e sarei annientato io con la mia famiglia. Essi risposero: Avrebbe dovuto nostra sorella essere considerata una prostituta?”(34: 30-31). 

                R. Ashkenazi fa notare che Ya’akòv aveva rimproverato i figli perché non avevano mantenuto i patti dopo che a Shekhèm si erano circoncisi, e nessuno avrebbe più creduto a lui. Se avessero fatto guerra senza astuzie, sarebbe stata giustificata dai popoli vicini come punizione per la violenza fatta a Dina. 

                R. Chayim ibn ‘Attar (Marocco, 1696-1743,  Gerusalemme) in Or Ha-Chayìm, commenta che Shim’on e Levi avevano fatto irruzione nella città per uccidere Shekhèm e liberare la sorella. Gli abitanti della città vennero uccisi mentre cercavano di difendere il loro re e il principe. Non erano cittadini innocenti. 

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