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    Parashà di Vayetzè: Ya’akov ci insegna come comportarsi con le canaglie

    Nella parashà precedente Avimèlekh, re dei Filistei, disse ad Yitzchak di uscire dal suo paese perché era diventato troppo ricco (Bereshìt, 26:16). In questa parashà assistiamo a un fenomeno simile quando è raccontato che: “[Ya’akov] sentì i figli di Lavan che dicevano: Ya’akov ha preso tutto quello che aveva nostro padre, e si è fatto tutta questa ricchezza da quello che aveva nostro padre” (Bereshìt, 31:1).  

    Il Nachmanide (Girona, 1194-1270, Acco) scrive che le avventure dei nostri patriarchi vengono descritte con tanti particolari perché “quello che capitò ai padri è un segno per i figli” (Bereshìt, 12:6). Questo principio citato dal Nachmanide risulta evidente nel corso della nostra storia nella quale vi sono stati innumerevoli episodi quando gli ebrei furono cacciati da un paese per l’invidia degli abitanti o per l’ingordigia dei regnanti.

    In questa parashà R. Efraim Luntschitz (Polonia, 1550-1619, Praga), nel commento Kelì Yakàr, fa notare la stranezza del linguaggio dei figli di Lavan: “Ya’akov ha preso tutto quello che aveva nostro padre, e si è fatto tutta questa ricchezza da quello che aveva nostro padre”. A parte il fatto che si trattava di un’affermazione falsa perché a Lavan restavano greggi, mandrie e tende, se Ya’akov era diventato ricco “da quello che aveva nostro padre” , perché è scritto che aveva preso tutto quello che aveva il loro padre?  R. Luntschitz spiega quindi che la prima parte della frase “ha preso tutto quello che aveva nostro padre” non si riferisce affatto alle proprietà di Lavan, bensì ai trucchi e agli imbrogli che Lavan usò nei confronti di Ya’akov, “cambiando il mio salario dieci volte” (ibid, 31:7). Lavan sapeva come imbrogliare il prossimo in un modo che nessuno avrebbe potuto rifarsi con lui. Ya’akov fu il solo che avendo imparato quali sistemi Lavan usava, imparò a proteggersi dai suoi imbrogli. A questo si riferivano i figli di Lavan quando dissero che “Ya’akov ha preso tutto quello che aveva nostro padre”. 

    Avendo capito come si comportava Lavan, quando l’Eterno disse a Ya’akov “Torna alla terra dei tuoi padri e dove sei nato e sarò con te” (ibid., 31:3), Ya’akov si consigliò con le mogli e poi, quando Lavan era andato a tosare il gregge “Ya’akov ingannò Lavan l’arameo non informandolo che si disponeva ad andarsene” (ibid., 31:21). Poi quando Lavan gli chiese perché se ne era andato di nascosto, dicendo:“mi hai ingannato, non mi hai detto niente, ti avrei congedato con letizia con canti e a suono di timpano e di cetra” (ibid., 31:27), Ya’akov, di fronte a un’altra falsità di Lavan, aveva la risposta pronta: “Temevo che avresti portato via le tue figlie” (Ibid., 31:31).

    Rav Yosef Shalom Elyashiv (Lituania, 1910-2012, Gerusalemme) analizza l’episodio dell’inseguimento di Lavan che raggiunse Ya’akov sui monti di Gil’ad (ibid., 31:25).  Lavan disse a Ya’akov: “Avrei la possibilità di farvi del male ma il Dio dei vostri padri mi disse ieri notte di guardarmi dal parlare con Ya’akov né in bene né in male” (ibid., 31:29). 

    R. Elyashiv cita i maestri che nel Midràsh (TanchumàVaishlàkh, 4)  dicono che Ya’akov era un uomo assai forte. Perché quindi Ya’akov aveva timore di Lavan? “Quando Lavan disse a Ya’akov: il Dio dei vostri padri ieri notte mi disse “guardati“, Ya’akov gli rispose: se non fosse che ti ha detto “guardati” e che potresti uccidermi, vieni qui tu e tutti i tuoi uomini se hanno la forza di sollevare questo pietrone. Ya’akov l’aveva sollevata come facilità come se fosse un tappo. E anche i figlii di Ya’akov erano forti come lui”. Se Ya’akov e i suoi figli erano cosi forti perché se ne andò di nascosto? Il motivo è che se Ya’akov avesse usato le maniere forti con Lavan la gente avrebbe detto: “Guarda un po’ quest’uomo religioso che ha preso a botte il suocero che si è preso cura di lui”. Per questo Ya’akov volle evitare ogni possibile conflitto.   

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