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    Archeologi israeliani in corsa per un prestigioso premio di archeologia, grazie alle scoperte sotto la Città Vecchia di Gerusalemme

    Un recente scavo nei basamenti del Muro del Pianto a Gerusalemme, ad opera di due archeologi israeliani, Barak Monnickendam-Givon e Tehila Sadiel, ha portato alla luce un affascinante complesso sotterraneo nascosto. Secondo gli esperti il complesso era adibito alla preparazione preliminare dei servizi religiosi durante il periodo del secondo Tempio distrutto per mano dell’impero romano nel 70 A.E.V.

     

    Grazie a questa scoperta Israele si trova a concorrere assieme ad altri quattro paesi al prestigioso premio annuale “ Khaled al-Asaad”. 

     

    “Siamo convinti che tutto ciò che ora include il quadrato del Muro Occidentale fosse sostenuto da un colonnato”, ha detto Monnickendam-Givon alla stampa. “Scaveremo ulteriormente per dimostrarlo”. Sadiel ha aggiunto che nelle stanze sono inoltre stati rinvenuti alcuni elementi “Abbiamo trovato vasellame di terracotta, alcune basi di una lampada ad olio usata per fare luce, una coppa di pietra eccezionale per l’epoca e un frammento di qalal, ovvero un grande contenitore di pietra usato per l’acqua, forse legato alle pratiche ebraiche del rituale di purificazione”.

    Il premio internazionale porta il nome dell’archeologo siriano Khaled al-Asaad, originariamente a capo del dipartimento di antichità nel sito archeologico dell’antica città di Palmyra. Fu pubblicamente decapitato dallo Stato Islamico nel 2015 dopo aver nascosto preziosi manufatti per evitare che finissero nelle mani del gruppo terroristico locale.

     

    A concorrere per il premio assieme ad Israele anche Italia, Indonesia, Germania ed Egitto

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