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    In nome della scienza una nuova associazione rafforza il ruolo degli accademici italiani in Israele

    “La nostra ricchezza è che siamo universi diversi e veniamo da galassie distanti”. Si capisce che è un sognatore, Aaron Fait, dal modo in cui spiega la presenza di ricercatori e accademici italiani, specializzati nelle più disparate discipline, affiliati a tutte le università israeliane presenti sul territorio, dal Negev al Golan, da Gerusalemme a Tel Aviv. Del resto Fait, docente della Ben Gurion University, ha dedicato la sua carriera alla comprensione olistica del metabolismo vegetale, della sua diversità naturale e dei meccanismi che lo regolano. Si occupa della risposta delle piante agli stress associati ai processi di desertificazione e si preoccupa di far crescere, belle e buone, le viti nel deserto. Più sognatore di così! E di solito sono proprio loro, i sognatori, che danno impulso a iniziative ambiziose come “AISSI”, la neonata “Association of Italian Scholars and Scientists in Israel”.

     

    La firma sul foglio dello statuto l’hanno messa, alla fine dell’estate 2021, i due docenti della BGU Cristina Bettin e Aaron Fait, con la benedizione di Gianluigi Benedetti, allora Ambasciatore d’Italia in Israele e ancora oggi Presidente onorario dell’Associazione. Ma il debutto sul campo – anzi, nel campus, quello dell’università di Be’er Sheva – è stato il 12 dicembre, con la conferenza “Scienza e società in un mondo che cambia: sfide etiche e culturali”. L’incontro alla Senate Hall dell’accademia è stata l’occasione per dimostrare che scienziati e ricercatori di passaporto italiano attivi in Israele sono in grado di coprire un ventaglio di temi attualissimi e di discipline praticamente completo. Nell’arco di tre sessioni – una dedicata alla salute pubblica in tempi di pandemia, una al ruolo della scienza durante la crisi climatica e la terza all’integrazione delle scienze, delle discipline umanistiche e dei social media – si sono toccati alcuni dei principali nodi dei dibattiti di questi tempi. “Negli ultimi 50 anni, gli esseri umani hanno cambiato il mondo naturale in modo più rapido ed esteso che in qualsiasi periodo di tempo comparabile nella storia umana”, hanno scritto gli organizzatori nella presentazione del convegno. “Ciò ha portato a una crisi ambientale che, combinata con il cambiamento climatico, sta colpendo allo stesso modo le vite umane e non umane. Inoltre, l’insicurezza alimentare causata dal clima ha innescato il fenomeno dei rifugiati climatici in molte parti del mondo, creando instabilità sociale e guerre. Infine, le pandemie come il COVID-19, hanno modificato il nostro modo di vivere e di relazionarci con gli altri. Tutti questi cambiamenti ci hanno portato a diventare una società “fluida”, in continua evoluzione”. E i ricercatori si sentono chiamati ad affrontare tutte queste sfide per costruire una società globale sostenibile, basata sulla giustizia sociale.

     

    Quasi un manifesto, questo primo incontro pubblico organizzato da “AISSI” (che per ora non ha ancora un sito web ma un account twitter @AISSI_2021), ha chiarito che tutti gli scienziati di origine italiana in Israele sono invitati a contribuire. In cambio, il nuovo corpo associativo offrirà loro una rappresentanza sul territorio e nei riguardi delle istituzioni israeliane, la promozione di relazioni scientifiche e accademiche fra Italia e Israele, l’organizzazione di eventi scientifici e una sorta di accoglienza e ausilio per guidare gli studenti e i postdoc italiani al loro arrivo in Israele, favorendone l’inserimento nella vita civile e nell’ambiente di studio e lavoro.

     

    “L’obiettivo per i prossimi cinque anni – conclude lo scienziato sognatore Aaron Fait – è decuplicare il numero di iscritti e arrivare a essere riconosciuti in Italia come ancora dell’accademia italiana in Israele”.

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