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    ITALIA

    Sanremo 2024. Le reazioni del mondo ebraico: “Vergognoso diffondere odio sul palco. Triste non ricordare gli ostaggi israeliani”

    “Ritengo vergognoso che il palco del Festival di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile. Nella strage del 7 ottobre, tra le 1200 vittime, c’erano oltre 360 giovani trucidati e violentati nel corso del Nova Music Festival. Altri 40 di loro, sono stati rapiti e si trovano ancora nelle mani dei terroristi”, lo scrive su X l’ambasciatore israeliano in Italia Alon Bar. “Il Festival di Sanremo avrebbe potuto esprimere loro solidarietà. È un peccato che questo non sia accaduto”. Così ha commentato Bar le esternazioni al Festival di Sanremo sul conflitto tra Israele e Hamas, compresi gli appelli del cantante Ghali, che oltre a parlare di “genocidio” sul palco dell’Ariston è tornato più volte a commentare infelicemente la guerra a Gaza. Non una parola però, né da lui né da nessun altro, sugli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.

    Proprio sul silenzio del mondo della musica italiana sui rapiti e i giovani massacrati da Hamas interviene il presidente della comunità ebraica di Roma Victor Fadlun. “È strano ed è anche molto triste che nessuno tra gli organizzatori, gli autori o gli artisti del Festival di Sanremo abbia avvertito la necessità morale di trovare un momento, uno spazio anche piccolo per ricordare e dedicare un pensiero a Nir Forti, il giovane italo-israeliano di 29 anni che proprio per amore della musica, soltanto perché si trovava al disgraziato Nova Music Festival nel deserto, insieme a centinaia di altri ragazzi e ragazze, molti tuttora ostaggi, è stato barbaramente ucciso dai terroristi di Hamas. Questo ci saremmo aspettati, invece di vedere chi si approfittava di Sanremo per lanciare messaggi politici senza contraddittorio”.

    Per l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, parla la presidente Noemi Di Segni. “Se la musica e il festival, per la sua rilevanza, è lo spazio per la libertà di esprimere pensieri di amore, di dolore, di gioia, di denunce sociali e contestazioni politiche, dispiace che questo palco non sia stato l’occasione per lanciare parimenti, un appello per il rilascio degli ostaggi nelle mani di Hamas, lasciando all’unilateralità la legittimazione alla distorsione, con uso di termini che ancora una volta offendono la storia del nostro Paese e dell’Europa tutta”. Per Di Segni, “la vincitrice Angelina, assieme ai vincitori degli altri paesi e di Israele, saranno all’Eurovision: auspico che almeno lì non si verifichi alcun episodio di distorsione e boicottaggio. Da qui all’Eurovision mi appello a ricordare ogni giorno i 136 ostaggi, anche loro hanno diritto alla loro musica e di tornare alla loro casa”.

    Su X anche il commento dell’ex presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello: “Una volta a Miss Italia le ragazze dicevano che sognavano le pace nel mondo per tutti, – si legge – oggi i cantanti impegnati a Sanremo non riescono a esprimere un pensiero che includa lo stop al terrorismo verso gli ebrei con il benestare della Rai. Questi sono i tempi in cui viviamo”.

    Da Israele interviene il demografo italo-israeliano Sergio Della Pergola. “Una totale mancanza di bilanciamento senza che nessuno abbia pensato di equilibrare facendo sentire un’altra voce. A Sanremo non c’è stato neanche questo tentativo”, dice Della Pergola, uno degli esponenti di punta della Comunità italiana nel Paese che giudica con severità quanto accaduto al Festival con la sortita del cantante Ghali sul “genocidio” a Gaza. “Una rete televisiva responsabile – aggiunge – non dovrebbe permettere certe espressioni, false e unilaterali. Una profonda pena per il degrado della comunicazione e dello spettacolo.”. “L’accusa di genocidio è una vergogna, un insulto al buon senso, perseguibile anche penalmente. Caso mai se ci fossero aspetti legati al genocidio questi si potrebbero applicare a quanto avvenuto il 7 ottobre dove, come risulta dalle ammissioni degli stessi terroristi di Hamas, l’operazione era di uccidere gli ebrei. E come si sostiene nella Carta fondamentale di Hamas”.

    Risponde Viale Mazzini con un comunicato dell’amministratore delegato Roberto Sergio: “Ho vissuto assieme all’ambasciatore Bar ed alla presidente Di Segni gli eventi che la Rai ha dedicato alla memoria della Shoah nell’ultima settimana di gennaio. E ogni giorno i nostri telegiornali e i nostri programmi raccontano – e continueranno a farlo – la tragedia degli ostaggi nelle mani di Hamas, oltre a ricordare la strage dei bambini, donne e uomini del 7 ottobre. La mia solidarietà al popolo di Israele ed alla comunità ebraica è sentita e convinta”.

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